Biblioteca (lettura pubblicata dalla BBT the bhaktivedanta book trust international)



RITORNO A KRISHNA

Edizione Italiana di Back to Godhead (tradotta integralmente) Vol. 22, Numero 5
Back to Godhead, Fondata nel 1944 Vol. 44, Numero 5 Settembre/Ottobre 2010


SOMMARIO
Lezione del Fondatore
4 Tendenze Nocive
Srila Prabhupada spiega che finché ci impegniamo nel godimento dei sensi, dobbiamo stare nel mondo materiale.
7 Calendario
8 Offrire con Amore
Krsna accetta quello che i Suoi devoti Gli offrono, ed essi vogliono offrirGli la loro stessa vita.
12 Trovare Rifugio in Tempi di Sofferenza
L’antica storia dell’elefante Gajendra ci fornisce una guida preziosa su come reagire alle avversità.
16 L’Estasi dell’Irrilevanza: La Felicità Attraverso la Realtà
Siamo veramente rilevanti quando liberamente riconosciamo la rilevanza di Krsna e uniamo il nostro volere al il Suo.
Luoghi Spirituali
22 Una Esperienza a Mayapur Dhama
L’Impressionante complesso residenziale dell’ISKCON che si trova vicino al luogo di nascita di Sri Caitanya Mahaprabhu abbonda di esempi di servizio devozionale.
34 Motivazioni in Coscienza di Krsna
Come impedire all’energia materiale di smorzare il nostro entusiasmo spirituale.
38 Pregare per il Bene degli Altri
Quale ruolo ha la preghiera nella nostra vita spirituale?
43 I Dialoghi di Srila Prabhupada
Perché restiamo nel mondo materiale.
Come Sono Giunto alla Coscienza di Krsna
45 L’Intelligenza Scopre la Perfezione
Un giovane scopre che il successo accademico non è sufficiente ad appagare i suoi desideri più profondi.

COPERTINA Un devoto fa il bagno nel sacro Gange a Mayapur, il luogo di nascita di Sri Caitanya Mahaprabhu. Vedere l’articolo “Il Tempio e la Comunità del Movimento Hare Krsna a Mayapur a pagina 22. (Foto di Kaivalya Sundari Devi Dasi.)

BACK TO GOD­HEAD
FONDATORE (sotto la direzione di Sua Divina Grazia Sri Srimad Bhaktisiddhanta Sarasvati Prabhupada) Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada

DIRETTORE RESPONSABILE:
Ali Krsna dasi (Alida D’Ambrosio)
DIRETTORE: Nagaraja dasa
EDIZIONE ITALIANA
E AMMINISTRAZIONE: Nimai Pandita dasa
TRADUZIONI: Purandara Misra dasa e Sri Saci dasi, Gandharvika dasi
SPEDIZIONI: Visnupriya dasi

Per informazioni sulle spedizioni contattare:
Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna - strada Bonazza, 11
50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI)
Tel. 0558076414 - Fax 0558076630
E-mail: nimaipandit@bbtitalia.191.it


NOMI SPIRITUALI: I membri dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna ricevono uno dei nomi di Sri Krsna o di un Suo devoto, seguito dal suffisso dasa al maschile e dasi al femminile che significa servitore o servitrice. Per esempio, il nome Krsna dasa significa servitore di Krsna.

VALORE DELLA RIVISTA: Valore a copia Euro 3,00. Le donazioni per ricevere la rivista devono essere versate sul C.C.P. n. 42036004, intestato a: “Confederazione Nazionale delle Associazioni per la Coscienza di Krishna”, strada Bonazza 11, 50028 Tavarnelle Val di Pesa (FI).
© Associazione Ritorno a Krishna - Tutti i diritti riservati - Ritorno a Krishna - Pubblicazione registrata presso il Tribunale di Milano N° 199 del 13/3/1989 Vol. 22, N. 5 Settembre/Ottobre 2010 Stampa: La Zincografica, Firenze.
Sped. Abb. Post. Comma 20 C Legge 662/96 Filiale FI


BENVENUTO

SECONDO LA letteratura vedica Krsna, il Signore Supremo, visse sulla Terra cinquemila anni fa. Poi, circa cinquecento anni fa venne ancora, questa volta nella forma del Suo devoto. Noto come Sri Caitanya Mahaprabhu, apparve a Mayapur, nel Bengala Occidentale, e rivelò la pratica spirituale per quest’era: il canto del mantra Hare Krsna. L’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna (ISKCON), o Movimento Hare Krsna, si trova nella linea di maestri spirituali legati a Caitanya Mahaprabhu e possiede un grande tempio a Mayapur, proprio in fondo alla strada del luogo di nascita di Caitanya. In questo numero ascoltiamo cosa si prova nel visitare l'ISKCON Mayapur.
I discepoli di Caitanya Mahaprabhu hanno trascritto i Suoi insegnamenti spirituali e le pratiche devozionali che ha raccomandato e Srila Prabhupada ha riunito quelle pratiche nel Movimento Hare Krsna. In “Motivazioni in Coscienza di Krsna” Rashi Singh discute alcuni esempi di quelle pratiche che l’aiutano a tenere alto il suo entusiasmo spirituale.
Al centro degli insegnamenti di Sri Caitanya c’è l’idea che dovremmo aspirare soltanto alla pura devozione per Dio. Con questo principio in mente, Urmila Devi Dasi, in “Pregare per il Bene degli altri,” solleva la questione di come le preghiere di intercessione si adattano al principio della pura devozione.
Hare Krsna. — Nagaraja Dasa, Direttore

I NOSTRI SCOPI
Aiutare la gente a discernere la realtà dall’illusione, lo spirito dalla materia, l’eterno dal temporaneo.
Evidenziare i difetti del materialismo.
Offrire guida nelle tecniche vediche della vita spirituale.
Preservare e diffondere la cultura vedica.
Celebrare il canto dei santi nomi del Signore come insegnato da Sri Caitanya Maha­prabhu.
Aiutare ogni essere vivente a ricordare e servire Sri Krsna, Dio, la Persona Suprema.



LEZIONE DEL FONDATORE
Honolulu, Hawaii — 6 Maggio 1976
TENDENZE NOCIVE
La nostra propensione a godere qui, sotto l’influenza della natura materiale, ci tiene legati all’esistenza materiale.
di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada
Fondatore-Acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krsna

pravrtti-laksanas caiva
traigunya-visayo mune
yo’sav alina-prakrter
guna-sargah punah punah

“O grande saggio Sukadeva Gosvami, finché non si libera dalla contaminazione delle influenze materiali, l’essere riceve diverse forme corporee in cui può godere o soffrire e, in relazione al corpo ricevuto, è soggetto a diverse tendenze Seguendo queste tendenze percorre il sentiero detto pravrtti-marga, che può elevarlo fino ai pianeti celesti come tu hai già descritto [nel Terzo Canto].
Simad-Bhagavatam 6.1.2

Pariksit Maharaja cerca di comprendere il significato di pravrtti e nivrtti. Ogni persona, da Brahma fino alla piccola formica, è venuta nel mondo materiale a causa della pravrtti che indica in modo particolare la tendenza a godere del sesso. Finché ci impegniamo nei diversi tipi di piacere dei sensi dobbiamo rimanere nel mondo materiale.
Krsna è molto gentile. Poiché desideravamo godere del mondo materiale, Egli ce ne ha dato la piena opportunità: “Sì, godete.”
Krsna però non desidera che godiamo del mondo materiale. A volte gli sciocchi dicono: “Krsna ci ha dato questa opportunità di godere dei sensi. Perché non dovremmo approfittarne?” A volte anche i cosiddetti rsi o yogi dicono: “Sì, abbiamo i sensi e sono fatti per godere. Perché dovremmo opporci?” Se però desiderate la vita vera fatta di piacere eterno, dovete evitare il piacere dei sensi. Se non lo fate, rimanete qui. In base ai vostri desideri siete costretti a nascere come Brahma o come una formica, un gatto, un cane o un essere celeste. Krsna vi soddisferà secondo le vostre possibilità. Se da Krsna volete il piacere dei sensi, Egli vi darà ogni opportunità, ma non è questo che Krsna vuole. La Sua opinione è: “Non sarete mai felici con questo metodo del pravrtti-marga.”
Quando ci allontaniamo da Krsna, veniamo catturati da maya, in una situazione nella quale godiamo della gratificazione dei sensi materiali. Ci sono due cose: la luce e l’oscurità. Se si rimane nella luce non c’è oscurità e se si preferisce restare nell’oscurità non c’è luce. Maya è l’oscurità e Krsna è la luce. Questo è il motto di Back to Godhead: “Dio è luce. L’ignoranza è buio. Dove c’è Dio non esiste l’ignoranza.” Ed è questa è la nostra posizione.
Ci sono diverse pravrtti o tendenze. Un animale desidera mangiare qualcosa e un altro animale desidera mangiare qualcos’altro. Il maiale è soddisfatto con gli escrementi e un essere umano illuminato è soddisfatto con una buona halava. Ogni inclinazione si manifesta in base alle influenze della natura. Il cibo di una persona che è influenzato della virtù è diverso da quello di una persona influenzata dall’ignoranza. Perciò, poiché c’è varietà di gusti, ci sono molti tipi di cibo.
Non Basta Essere Vegetariani

Questa mattina parlavamo di vegetariani e non vegetariani. La nostra missione non è trasformare un non vegetariano in vegetariano. No, la nostra missione è: “Non importa se siete vegetariani o non vegetariani. Diventate coscienti di Krsna.” Questa è la nostra missione. Diventare vegetariani non è una qualifica molto importante. È meglio che essere non-vegetariani, ma non rappresenta la soluzione definitiva. La vera soluzione è sviluppare amore per Dio. Non è il vegetarianesimo che stiamo predicando. Il jainismo, il buddismo e insieme altri sistemi religiosi cercano di far diventare vegetariani.
Secondo la legge della natura un essere vivente è cibo per un altro. Gli animali si mangiano l’un l’altro. Gli esseri viventi che hanno le mani mangiano quelli senza mani. Gli esseri viventi con le gambe mangiano quelli che non le hanno, come gli alberi.

Gli alberi hanno le “gambe” ma non possono spostarsi con quelle gambe. Usano le loro gambe per bere acqua. Questa è la creazione di Dio. Sembra impossibile pensare di bere l’acqua con le gambe, ma questa è la creazione di Dio. Vedete? Se si versa l’acqua sulla gamba di un albero, esso diventerà rigoglioso e forte.
Per quanto riguarda Dio, Egli può mangiare con le gambe; può vedere con le mani e mangiare con gli occhi. I Suoi sensi sono trascendentali. Per Lui non c’è alcuna limitazione. Se si offre una preparazione a Krsna, Egli la mangia soltanto guardandola. Questo è Krsna. “Se Egli mangia, perché il piatto è ancora pieno?” Krsna non ha fame come me. Se mi date del cibo, mangerò tutto e non resterà niente. Krsna invece può mangiare tutta la preparazione che resterà intatta per essere distribuita come prasadam.
Cercate di comprendere Krsna in questo modo. Se riuscite a comprendere veramente Krsna, sarete subito liberati. Come Krsna mangia, come Krsna pensa, come Krsna agisce – se riuscite a capire tutte queste cose, sarete immediatamente liberati.

janma karma ca me divyam
evam yo vetti tattvatah
tyaktva deham punar janma
naiti mam eti so’ rjuna

“ Colui che conosce la natura trascendentale della Mia apparizione e delle Mie attività, o Arjuna, non dovrà più nascere in questo mondo materiale quando avrà lasciato il corpo, ma raggiungerà la Mia eterna dimora.” (Bhagavad-gita 4.9) Stiamo marcendo in questo mondo materiale perché non conosciamo Krsna. Non sarete accettati nel mondo spirituale se non conoscete Krsna. Non appena comprendete Krsna, siete pronti per andare da Lui e non tornare più nel mondo materiale.
Per questo Krsna viene qui. Abbiamo la tendenza a godere del mondo materiale, perciò Krsna viene personalmente a dirci: “Questo non vi aiuterà. Lasciate questa abitudine e arrendetevi a Me. Io vi riporterò a casa, da Dio.” Noi abbiamo la tendenza a godere del mondo materiale, ma se abbandoniamo il piacere materiale, ci qualifichiamo per la vita spirituale. La filosofia è questa.
Perciò nella Bhagavad-gita (9.3) Krsna afferma:

asraddadhanah purusa
dharmasyasya parantapa
aprapya mam nivartante
mrtyu-samsara-vartmani

“Coloro che non hanno fede nel servizio devozionale non possono raggiungerMi, o conquistatore dei nemici, ma tornano a nascere e a morire in questo mondo materiale.” Nella Bhagavad-gita Krsna dice: “Arrendetevi a Me.” Ma se una persona non ha fede nelle parole di Krsna e rifiuta la Sua proposta, quale sarà il risultato? Aprapya mam: “Non Mi avrà mai.” Dovrà continuare a nascere e morire, a nascere e morire. Senza fine.
Quindi dovete abbandonare questa mentalità: “Io sono il padrone, io posso godere, io sono indipendente.” Dovete abbandonare questa idea. Allora sarete idonei a tornare a casa, da Dio.
Vi ringrazio moltissimo.


CALENDARIO

Questo calendario è calcolato per la zona di Firenze. Le date, che derivano dal calendario lunare, possono variare per altre zone. Per ottenere le date esatte della vostra area collegatevi al sito www.krishna.com/calendar.
Poiché il Movimento Hare Krsna si basa sulla linea di maestri che discende da Sri Caitanya Mahaprabhu, il calendario include non solo date rilevanti per tutti i seguaci della tradizione Vedica, ma anche date riferite ai compagni del Signore e a preminenti maestri spirituali della Sua successione.

CALENDARIO
25 Agosto – 23 Settembre
(Mese di Hrsikesa)
SETTEMBRE
2—Sri Krsna Janmastami, anniversario dell’apparizione di Sri Krsna. Digiuno fino a mezzanotte.
3—Anniversario dell’apparizione di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Fondatore-Acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada.
4—Annada Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 7:42-11:03)
12—Anniversario dell’apparizione di Srimati Sita Devi, la consorte di Srila Advaita Acarya.
15—Sri Radhastami, anniversario dell’apparizione di Srimati Radharani, l’eterna consorte di Sri Krsna. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada.
18—Vyanjuli Maha-dvadasi
Digiuno di cereali e legumi per Parsva Ekadasi.
(Rompere il digiuno 8:11-11:05)
(Digiuno fino a mezzogiorno oggi; festa di prasada domani per Sri Vamana-dvadasi)
19—Sri Vamana-dvadasi, anniversario dell’apparizione di Sri Vamana, l’incarnazione di Krsna come brahmana-nano. Anniversario dell’apparizione di Srila Jiva Gosvami, uno dei sei Gosvami di Vrndavana.
20—Anniversario dell’apparizione di Srila Bhaktivinoda Thakura, padre di Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura (maestro spirituale di Srila Prabhupada), e pioniere nella diffusione della coscienza di Krsna in lingua inglese. Digiuno fino a mezzogiorno, quindi festa di prasada.
21—Anniversario della scomparsa di Srila Haridasa Thakura, il più importante maestro del canto del mantra Hare Krsna.
23—Anniversario dell’accettazione del sannyasa, l’ordine di rinuncia, da parte di Srila Prabhupada. Inizia il terzo mese di Caturmasya (diguno di latte).
24 Settembre–22 Ottobre
(Mese di Padmanabha)
30—Anniversario dell’arrivo di Srila Prabhupada negli Stati Uniti.
OTTOBRE
4—Indira Ekadasi Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 7:16-7:28)
17—Ramacandra Vijayotsava, anniversario della vittoria di Sri Ramacandra sul demone Ravana. Anniversario dell’apparizione Srila Madhvacarya, filosofo Vaisnava e maestro spirituale apparso nel tredicesimo secolo.
18—Paksavardhini Maha-dvadasi
Digiuno di cereali e legumi per Pasankusa Ekadasi.
(Rompere il digiuno 7:29-10:11)
19—Anniversario della scomparsa di Srila Raghunatha Dasa Gosvami, Srila Raghunatha Bhatta Gosvami e Srila Krsnadasa Kaviraja Gosvami, grandi compagni e seguaci di Sri Caitanya.
22—Sri Krsna Saradiya Rasa-yatra. Anniversario della scomparsa di Sri Murari Gupta, un compagno di Sri Caitanya. Inoltre, inizia il quarto mese di Caturmasya (digiuno di urad dal).
23 Ottobre –21 Novembre
(Mese di Damodara)
27—Anniversario della scomparsa di Srila Narottama Dasa Thakura, grande devoto di Krsna noto per le sue canzoni devozionali in bengali.
31—Apparizione del Radha Kunda.
NOVEMBRE
2—Rama Ekadasi
Digiuno di cereali e legumi.
(Rompere il digiuno 6.53-10:16)
6—Diwali, il festival in cui i templi di Krishna sono illuminati con candele.
6—Govardhana Püja, il festival in cui si celebra l’adorazione della collina Govardhana da parte dei residenti di Vrndavana e Krsna che solleva la collina.
9—Anniversario della scomparsa di Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, fondatore-acarya dell’Associazione Internazionale per la Coscienza di Krishna. I devoti festeggiano questa ricorrenza con ricordi personali di Srila Prabhupada, leggendo dalla sua biografia. Digiuno fino a mezzogiorno, seguito da una festa di prasada.
13—Anniversario della scomparsa di Srila Srinivasa Acarya, grande seguace dei sei Gosvami di Vrndavana.

Offrire Con Amore
Krsna è soddisfatto in Se stesso e non ha bisogno di niente, ma per la Sua misericordia accetterà le nostre offerte fatte con amore e devozione.
di Mohini Radha Devi Dasi

La suprema opulenza di Krsna supera ogni descrizione e ogni paragone. Nel regno spirituale milioni di dee della fortuna Lo servono. Egli è il controllore supremo, il rifugio ultimo e il proprietario di ogni cosa. Tuttavia, per amore verso i Suoi devoti, l’onnipotente Signore accetta le loro offerte fatte con amore.
La coscienza di Krsna ci aiuta a ritrovare e ristabilire la nostra posizione originale di eterni servitori di Krsna. Come minuscole parti di Krsna, dobbiamo dirigere tutte le nostre attività al Suo servizio con un’attitudine d’amore (vedi Bhagavad-gita 9.27). In questo modo la nostra vita intera viene modellata sul principio della bhakti, il servizio devozionale, come un’offerta a Lui.
Possiamo offrire a Krsna tutti gli aspetti della nostra vita, ma una delle offerte più importanti e pratiche è l’offerta del cibo. Krsna afferma che i devoti che mangiano il cibo a Lui offerto in sacrificio progrediscono spiritualmente, mentre le persone che preparano il cibo solo per un piacere personale “in verità si nutrono solo di peccato” (Bhagavad-gita 3.13) Prendere del cibo senza prima averlo offerto al Signore fa crescere il nostro coinvolgimento materiale e la nostra falsa identificazione come goditori dei sensi. I nostri sensi sono fatti per servire Krsna, che è conosciuto come Hrsikesa, “il maestro dei sensi”, il goditore ultimo. Con l’offerta di gustosi piatti vegetariani per il piacere di Krsna, non solo evitiamo le reazioni del peccato, ma progrediamo spiritualmente verso la pura devozione.
Krsna dice ad Arjuna: “Se qualcuno Mi offre con amore e devozione una foglia, un fiore, un frutto o dell’acqua, accetterò la sua offerta.” (Bhagavad-gita 9.26) Per la Sua misericordia senza causa Krsna accetterà anche il più piccolo segno della nostra fede – perfino un po’ d’acqua o una foglia di tulasi – se offerto con amore e devozione. Quando Krsna ci chiede di fare questo tipo di offerta, in realtà c’invita a risvegliare la nostra eterna e gioiosa relazione con Lui. L’ingrediente fondamentale dell’offerta è la devozione.
Come Signore Supremo, causa di tutte le cause, proprietario di ogni cosa, Krsna è atmarama, soddisfatto in Se stesso. Egli è così gentile verso gli esseri viventi che per aiutarli a progredire spiritualmente accetta le loro offerte. Come Srila Prabhupada spiega, Krsna non ha bisogno di cibo, ma accetterà l’offerta del Suo devoto che desidera compiacerLo. (Bhagavad-gita 9.26 Spiegazione) L’elemento principale nella preparazione e nell’offerta è l’attitudine d’amore per Krsna. Krsna non ha fame, ma desidera ardentemente la nostra devozione.


L’Offerta di Duryodhana Viene Rifiutata

Non sempre Krsna accetta ciò che Gli viene offerto. Il Mahabharata descrive il viaggio di Krsna ad Hastinapura come messaggero di pace per conto dei Pandava prima della battaglia di Kurukshetra. Quando Krsna arrivò, Duryodhana Lo invitò ad una grandiosa festa con l’intento politico d’ingannarLo. La magnifica festa di Duryodhana prevedeva molti piatti deliziosi, ma Krsna rifiutò di accettare un’offerta motivata dall’interesse personale anziché dall’amore. Sono due le ragioni per cui Egli accetta qualcosa: se una persona è nel bisogno o se l’offerta è fatta con amore.
Krsna è soddisfatto in Se stesso, perciò non può mai aver bisogno di qualcosa. Poiché l’invito di Duryodhana non era offerto con amore, Krsna lo rifiutò e Si recò invece a casa di Vidura, dove gustò un pasto semplice offerto dai Suoi cari devoti. Vidurani, moglie di Vidura, era così in estasi per l’opportunità di servire personalmente Krsna che Gli offrì una buccia di banana invece del frutto e Krsna la mangiò con grande piacere. Egli non poteva rifiutare questa offerta fatta con amore puro.
In un’altra occasione, Krsna Si recò a Mithila per fare visita a Bahulasva e Srutadeva, due devoti che L’avevano soddisfatto con la loro devozione. Bahulasva era il re di Videha, ma conduceva una vita semplice e cosciente di Krsna. Una volta, a Dwarka, Bahulasva aveva deciso di prostrarsi cento volte davanti a Krsna, ma fu così sopraffatto dal sentimento d’amore spontaneo che dopo essersi prostrato una sola volta non riuscì più ad alzarsi. Srutadeva era un brahmana povero, ma era soddisfatto di qualunque cosa avesse e pensava sempre a Krsna. Quando il Signore arrivò a Mithila, Srutadeva danzò in estasi.
Sia Srutadeva che Bahulasva chiesero umilmente al Signore di visitare le loro case. Per soddisfare e compiacere queste grandi anime, il Signore Si duplicò e visitò simultaneamente le due case. Questo è un altro esempio di come Krsna reciproca con i Suoi devoti per soddisfarli a livello trascendentale.
Devoti come Vidura, Bahulasva e Srutadeva furono fortunati a servire Krsna personalmente quando Egli apparve su questo pianeta. Le loro offerte erano spontanee e pure e il solo sentir parlare di loro ci fa avanzare spiritualmente.


Un Devoto Speciale a Puri

Krsna accetta anche le offerte nella Sua forma di Divinità. La Divinità non è solo una rappresentazione di Krsna, ma è Krsna Stesso. La forma di Krsna come Jagannatha, “il Signore dell’Universo”, mostra una misericordia speciale verso le anime arrese e verso gli innumerevoli devoti che in tutti i tempi Lo hanno implorato di accettare le loro offerte.
Nel tempio di Jagannatha a Puri, in Orissa, una particolare categoria di sacerdoti segue regole severe nell’adorazione del Signore, che appare insieme con Suo fratello maggiore, Balarama, e Sua sorella Subhadra. Solo ad alcuni brahmana è concesso di cucinare ed offrire le cinquantasei preparazioni giornaliere prescritte, un fatto che rende particolarmente dolci i passatempi di Dasia Bauri, tramandati oralmente nella storia locale di Puri.
Dasia Bauri proveniva da una famiglia di basso rango e viveva vicino a Puri, in un villaggio chiamato Baligram. Dasia era povero e senza cultura. Sebbene gli fosse proibito di entrare nel tempio a causa della sua casta, mostrava una fede inflessibile nel Signore. Una volta Dasia dette una noce di cocco ad un brahmana che stava andando al tempio e gli chiese di offrirla a Sri Jagannatha per suo conto, ma di riportarla indietro se il Signore l’avesse rifiutata.
Il brahmana rise orgogliosamente della stupidità infantile di Dasia, ma disse che avrebbe offerto la noce di cocco.
Una volta nel tempio, il brahmana tenne la noce di cocco davanti a Jagannatha e ripeté il messaggio di Dasia.
“Dasia Bauri Ti manda questa noce di cocco, per favore accettala; altrimenti la riporterò via.”
Improvvisamente Jagannatha dall’altare allungò la mano ed afferrò direttamente la noce di cocco dalla mano del brahmana, che ne rimase molto sorpreso. La sincera devozione di Dasia Bauri era così grande che il Signore accettò personalmente la sua offerta indiretta. Poiché il Signore è situato nel cuore di ogni essere vivente nella Sua forma di Paramatma, poté vedere il forte desiderio di Dasia di compiacerLo e per questo accettò quella semplice offerta.
In un’altra occasione Dasia Bauri si recò a Puri portando un grande canestro pieno di manghi per il Signore. Quando arrivò al Lion’s Gate, l’ingresso del tempio, alcuni brahmana cominciarono a litigare su chi avrebbe portato i manghi nel tempio per offrirli al Signore. Dasia Bauri disse loro che non aveva bisogno che offrissero i manghi in sua vece.
I brahmana ne furono sconvolti, perché erano orgogliosi della loro posizione e pensavano che un devoto di bassa casta non potesse offrire niente al Signore. La fede di Dasia però non ne fu scossa ed egli indietreggiò un po’ per fissare lo sguardo sul Nilachakra, la grande ruota sulla sommità del tempio. Fu così che vide la forma del Signore, perché il nome, la forma e gli oggetti di culto del Signore non sono differenti da Lui. Il Nilachakra non è diverso da Jagannatha.
Quando Dasia alzò due manghi per mostrarli al Nilachakra, essi scomparvero. Dasia continuò ad offrire i manghi in questo modo finché il canestro fu vuoto. Intorno a Dasia si era riunita una gran folla per guardare i manghi che scomparivano come per magia.

Quando Dasia disse ai brahmana che Jagannatha aveva mangiato i manghi, essi si precipitarono nel tempio, dove trovarono bucce e semi di mango sparsi intorno all’altare. Il succo del mango colava giù dal volto sorridente di Jagannatha. Allora i brahmana compresero che Dasia Bauri era un grande devoto del Signore e il loro orgoglio svanì. Le offerte di Dasia Bauri mostrarono a tutti che il Signore guarda solo alla fede e all’amore e non ad una nascita o cultura elevate né all’opulenza dell’offerta.


Il Signore Mangia l’Offerta di un Ragazzo

Anche un ragazzo può manifestare i sintomi di una devozione sincera. A circa ventidue chilometri dal tempio di Jagannatha c’è il tempio di una Divinità chiamata Alarnatha. Brahma installò questa Divinità a quattro braccia nel Satya-yuga milioni di anni fa. E da allora alcune famiglie di brahmana hanno avuto la responsabilità della Sua adorazione. Una volta il responsabile era Sri Ketana, che aveva un figlio di nome Madhu. Quando Sri Ketana dovette restar fuori per alcuni giorni a raccogliere offerte per il tempio, dette a suo figlio l’incarico di provvedere alle offerte di cibo ad Alarnatha.
Dopo che la madre del ragazzo ebbe finito di cucinare, dette il piatto a Madhu dicendogli di offrirlo a Sri Alarnatha. Il ragazzo non conosceva la procedura appropriata per l’offerta, ma suo padre gli aveva insegnato di chiedere semplicemente al Signore di accettare quello che Gli veniva posto davanti. Madhu sedette davanti al Signore, Gli disse che non conosceva il modo appropriato di fare un’offerta, ma Gli chiese di accettarla. Poi Madhu uscì per giocare in modo che il Signore potesse mangiare. Krsna è trascendentale e ognuno dei Suoi sensi può svolgere l’attività di tutti gli altri. Egli può mangiare con gli occhi e lasciare i Suoi resti nella forma di prasadam, la Sua misericordia per i devoti. Madhu non lo sapeva e pensava che il Signore mangiasse tutto quello che era nel piatto. Quando tornò nel tempio, fu sorpreso dal fatto che il Signore non aveva toccato l’offerta. Temendo che sua madre si arrabbiasse perché il Signore non aveva accettato l’offerta, Madhu offrì di nuovo il cibo.
“Mio caro Signore, non hai mangiato il cibo che Ti ho lasciato. Mio padre mi ha chiesto di farTi questa offerta mentre è fuori. Io sono un ragazzino e non so come offrirTi qualcosa in modo appropriato. Per favore, mangia questa preparazione, altrimenti mio padre si arrabbierà con me.”
Madhu uscì di nuovo a giocare, ma quando tornò il cibo era ancora intatto. Piangendo supplicò il Signore di accettare l’offerta. Quando tornò vide che il piatto del Signore era vuoto e lo portò a sua madre.
“Dov’è il prasadam?” gli chiese.
Madhu le disse che Alarnatha aveva mangiato tutto perciò furono obbligati a digiunare. I devoti mangiano solo Krsna prasadam.
Questo accadde per tre giorni. Quando il padre del ragazzo tornò, chiese un po’ di prasadam, ma la moglie gli disse che negli ultimi tre giorni Alarnatha aveva mangiato tutte le offerte. Sri Ketana pensò che suo figlio avesse nascosto il prasadam o l’avesse dato ai cani o se lo fosse mangiato. Disse a Madhu di offrire di nuovo il cibo. Egli si sarebbe nascosto dietro una tenda per vedere.
Madhu offrì il piatto di cibo ad Alarnatha nello stesso modo in cui l’aveva fatto fino ad allora e poi uscì. Dal suo nascondiglio, Sri Ketana vide il Signore che allungava il braccio per prendere una tazza di riso dolce. Sri Ketana saltò fuori da dietro la tenda ed afferrò la mano del Signore. Il riso dolce molto caldo uscì dalla tazza versandosi sul corpo del Signore. Sri Ketana disse al Signore di smetterla di prendersi tutto, perché la sua famiglia non avrebbe avuto niente da mangiare. Egli non aveva mai sentito dire che una Divinità mangiasse e sebbene tecnicamente fosse un brahmana, non aveva fede nel servizio devozionale.
Il Signore disse allora che era compiaciuto della sincera devozione di Madhu, ma che non gradiva alcuna offerta, per quanto opulenta fosse, se non c’era devozione o era fatta da una persona materialista, priva di fede.
Il Dito Bruciato di un Devoto

Il vero servizio a Krsna è disinteressato, ininterrotto e incondizionato. Nemmeno impedimenti evidenti possono ostacolare la pura devozione, che supera ogni cosa. Gli scambi d’amore tra il Signore e il Suo devoto sono inconcepibili; non rientrano negli standard materiali. Perciò, il significato più profondo delle offerte fatte al Signore non consiste esattamente in quello che viene offerto, ma nel modo in cui viene offerto.

A questo proposito Srila Prabhupada ha insegnato che Krsna accetta l’intenzione e la devozione di colui che fa l’offerta più dell’offerta stessa. Un racconto del Brahma-vaivarta Purana, (riportato nel Nettare della devozione, Capitolo 10) illustra questo concetto mostrando come un brahmana povero ottenne la perfezione spirituale ricordando costantemente il Signore e adorandoLo concentrato in meditazione. La devozione del brahmana era così pura che si bruciò un dito mentre in meditazione preparava il riso dolce per il Signore e ne controllava la temperatura.

Srila Bhaktisiddhanta Sarasvati Thakura ha insegnato che non dovremmo cercare di vedere Krsna direttamente, ma dovremmo servirLo in modo tale che Egli sia compiaciuto di vederci. Le offerte mentali del brahmana povero erano così sincere che il Signore le accettò e guardò il Suo devoto con grande piacere. Quando il brahmana si bruciò il dito, il Signore inviò un aeroplano celeste per portarLo nel mondo spirituale. Per la sua pura devozione egli divenne uno degli eterni compagni del Signore.

Offrire Ogni Cosa a Krsna

Tutti questi esempi mostrano che Krsna accetta le offerte sincere dei Suoi devoti senza riguardo per differenze esterne come l’età e la classe sociale, tuttavia respinse l’opulento ricevimento di Duryodhana perché privo di amore e di fede. Nello Srimad-Bhagavatam (11.27.16-18) Krsna dice ad Uddhava: “Mi si dovrebbe adorare nelle Mie forme divine offrendo i più sfarzosi oggetti di culto” ma “anche le presentazioni più ricche non Mi soddisfano se sono offerte da non devoti” o senza amore.
Krsna guarda il nostro sforzo che si estende al di là dall’offerta del cibo a ogni aspetto della nostra vita. Infatti, uno dei nove più importanti principi del servizio devozionale è atma-nivedanam, offrire ogni cosa al Signore, inclusi la nostra mente, il corpo, l’intelligenza e le nostre proprietà. Perciò offriamo i nostri cuori a Krsna. Per la Sua misericordia la nostra vita diverrà una perfetta offerta a Lui.

Mohini Devi Dasi, discepola di Sua Santità Gopala Krsna Goswami, vive in India con suo marito, Narada Rsi Dasa.



TROVARE RIFUGIO IN TEMPI DI SOFFERENZA

Perfino nelle situazioni più disperate c’è una speranza– se ci rivolgiamo a Sri Krsna.
di Murari Gupta Dasa
Per favore, puoi parlare con i miei parenti?” mi chiese un amico medico dopo il programma della domenica nel tempio. “Il loro figlio minore è morto recentemente in un incidente ed essi ne sono rimasti molto traumatizzati.”
Accettai e andai ad incontrare la famiglia nel corridoio fuori della sala del tempio. Il padre mi raccontò che il figlio era andato a fare un picnic con i suoi amici ed era affogato in un fiume. Aveva solo diciotto anni. Ascoltai con partecipazione, e quando mi fecero delle domande detti risposte che pensavo potessero dar loro speranza in una situazione così dolorosa. Dopo mezz’ora alcuni componenti della famiglia sembravano aver trovato un po’ di consolazione, sebbene la madre avesse continuato a piangere silenziosamente per tutto il tempo.
Quando ci separammo, il mio pensiero andò ad un’altra storia che avevo sentito. Anch’essa ebbe luogo vicino ad un lago e fu una disgrazia improvvisa che distrusse una famiglia, ma l’atteggiamento della vittima capovolse una situazione critica che minacciava la sua vita.

Un Incubo durante una Gita

Una volta un potente elefante di nome Gajendra, capo del suo branco, si recò ad un lago per bagnarsi con le sue molte mogli, i figli e gli altri membri del branco. Completamente ristorati dall’acqua fresca e chiara, si divertivano a spruzzarsela l’un l’altro con le proboscidi. Mentre tutti ridevano e godevano di questi giochi nell’acqua del lago pieno di fiori di loto trasparenti come il cristallo, improvvisamente un coccodrillo attaccò Gajendra e non lo lasciò andare. L’elefante, sicuro della sua grande forza, lottò coraggiosamente, ma non riuscì a liberarsi. Vedendolo in questa difficile situazione, le mogli gridarono. Gli altri elefanti cercarono di liberarlo afferrandolo da dietro, ma per la grande forza del coccodrillo non ci riuscirono. La lotta continuò per molto tempo, esaurendo lentamente la forza dell’elefante.

Una Tragedia Inevitabile

Questa storia, che non è ancora finita, è narrata nello Srimad-Bhagavatam, in cui molti racconti di questo tipo ci offrono preziose lezioni di vita.
Gajendra rappresenta una qualsiasi persona afflitta dalla sofferenza. Conduceva una vita che tutti considererebbero ideale – una potenza enorme, prestigio, controllo, una famiglia e amici affezionati e tutte le comodità che poteva desiderare. Ora però si trovava intrappolato nelle fauci di un coccodrillo. Similmente il nostro mondo è pieno di cause di sofferenza. Queste possono apparire non così minacciose come un coccodrillo, ma possono causare altrettanta sofferenza. Esse si presentano in forme diverse, come disastri naturali, attacchi terroristici, episodi di corruzione, malattie e sfruttamento. Questi coccodrilli sono propri del mondo materiale. Ora possiamo sentirci sicuri, ma essi sono lì, solo un passo più avanti a noi e aspettano di stringere le loro possenti fauci su di noi. Questo è il mondo in cui viviamo.
Possiamo pensare che in realtà i problemi fanno parte della vita e che dobbiamo combatterli con coraggio e determinazione, ma qual è la strategia che di solito usiamo per gestire i momenti di crisi? Facciamo conto sulla nostra forza personale, sulla nostra intelligenza e sul nostro denaro o riceviamo il sostegno di amici, parenti e capi politici. A volte però tutte queste forme di sostegno sono vane. Neppure le persone ricche, famose o belle possono evitare le malattie, gli incidenti e i terroristi.
Ad un certo momento, quando tutti i nostri sistemi di sostegno falliscono, che fare? A chi rivolgersi?
Per la risposta ritorniamo da Gajendra.

Arrendersi al Supremo
Quando Gajendra si rese conto che non aveva modo di difendersi e che nessuno dei suoi amici, parenti o mogli poteva aiutarlo, fu preso da una grande paura di essere ucciso. Dopo aver riflettuto a lungo giunse infine alla seguente decisione: “Per volontà della provvidenza sono stato attaccato da questo coccodrillo, perciò cercherò rifugio in Dio, la Persona Suprema, che è sempre il rifugio di tutti, anche delle più grandi personalità.” (Srimad-Bhagavatam (8.2.31-32)
Gajendra pregò in cuor suo e subito Dio (Sri Narayana, Visnu) Si manifestò davanti a lui. Nonostante la grande sofferenza, Gajendra prese un fiore di loto con la proboscide e con grande difficoltà l’offrì al Signore, che tirò Gajendra e il coccodrillo fuori dall’acqua. Poi il Signore tagliò con il Suo disco la testa del coccodrillo, salvando Gajendra.
Quando dobbiamo affrontare i nostri problemi, dovremmo pensare di applicare il comportamento di Gajendra – egli si rivolse a Dio. Anche noi possiamo trovare il vero rifugio. Krsna può non venire da noi in persona, ma certamente verrà il Suo aiuto.


Una Creazione Piena di Calamità

Possiamo sentirci riluttanti a rivolgerci a Dio per una soluzione e possiamo desiderare solo di aspettare, sia perché la vita è comoda sia perché sentiamo che l’attuale situazione negativa non durerà, ma questa inerzia nasce dall’ignorare le potenti, invisibili dinamiche che controllano questo mondo.
I testi vedici c’insegnano che Dio crea il mondo materiale per noi anime ribelli che ci siamo allontanate per godere indipendentemente da Lui. Come un padre amorevole Egli ha creato per noi un luogo dove godere quanto vogliamo, ma desidera che godiamo del meglio e che non ci accontentiamo solo di un’imitazione. Perciò ha incaricato la Sua rappresentante, Durga Devi, che controlla il mondo materiale, di portarci gradualmente ad una conoscenza appropriata. Insieme con i consigli delle Scritture e dei saggi su come trascendere questo mondo e tornare da Dio, abbiamo i coccodrilli di Durga Devi che ci mordono – per risvegliarci dalla nostra inerzia e farci desiderare di fuggire da questo luogo di sofferenze.
Dal momento in cui veniamo nel mondo materiale questi coccodrilli ci tengono nella loro presa. Nonostante le nostre migliori speranze e i nostri sforzi, non ci lasciano liberi, non ci mollano. Possiamo liberarci dalle fauci del coccodrillo dell’energia materiale solo quando, diventati veramente umili come Gajendra, ci rendiamo conto di essere completamente indifesi e ci arrendiamo quindi a Krsna, il Signore Supremo.
Non siamo consapevoli della gravità della nostra situazione e anche se qualche volta lo siamo, pensiamo che finirà. Ma se non ci arrendiamo a Krsna non avrà fine.


Krsna, il Nostro Compagno dei Tempi Più Bui

In ogni situazione, anche la più estrema, Krsna c’è sempre per aiutarci. Egli non abbandona mai il Suo devoto. È suhrdam sarva-bhutanam: il migliore amico di tutti. È proprio qui nel nostro cuore e aspetta solo di darci una vita completamente felice. Non importa quello che facciamo, né quello che abbiamo fatto, Krsna non ci abbandona mai. Come potrebbe esserci un amico migliore ? Vita dopo vita L’abbiamo completamente tradito, bestemmiato e respinto, ma Egli è ancora con noi. Il Suo amore è incondizionato; Egli non ci abbandona mai. Aspetta sempre, sempre desideroso di darci un’opportunità. Non accadrà mai che Krsna non ci liberi, basta solo che ci rivolgiamo a Lui, come fece Gajendra.
Dobbiamo scegliere di prendere rifugio nel Signore momento per momento, durante tutta la nostra permanenza nel mondo materiale. A volte quando i coccodrilli non mordono la nostra carne, è facile dimenticare il Signore. Allora i nostri desideri sopiti di godere l’illusione alzano di nuovo la testa. A questo proposito dovremmo imparare da Gajendra. Dopo essere stato liberato non pensava più a godere in questo mondo. Se questo fosse stato il suo desiderio, allora Krsna l’avrebbe lasciato lì. Krsna avrebbe detto: “Oh! Desideri godere qui, ma ci sarà un altro coccodrillo. Non sei veramente fuori dalla bocca del coccodrillo.” Dopo essere stato liberato dal coccodrillo, Gajendra però non desiderava nient’altro che servire il Signore, amare il Signore. Era pieno di gratitudine. Krsna vide che Gajendra non aveva desideri materiali, che aveva perso ogni fiducia nelle false promesse di maya in questo mondo. Perciò Krsna non solo lo liberò dal coccodrillo, ma lo mise su un aeroplano che lo portò direttamente a Vaikuntha, nel mondo spirituale.


I Santi Nomi: l’Unica Speranza

In questa era i santi nomi del Signore s’incarnano per liberarci dalle fauci da coccodrillo dell’energia materiale e riportarci a casa, nel mondo eterno di Dio, la Persona Suprema. Perciò con lo stesso sentimento di Gajendra dovremmo imparare ad arrenderci al Signore con un cuore umile e sincero – non domani, ma oggi. Pieni di uno spirito d’umiltà e di grata tolleranza – grazie a cui offriamo tutti i nostri omaggi agli altri, senza aspettarci niente in cambio – possiamo prendere veramente rifugio nel Signore. Questo è il significato di “arresa”. Ad un livello superficiale “arresa” significa fare quello che ci viene detto, ma più profondamente “arresa” significa avere quell’umiltà espressa da Sri Caitanya: “Mio Signore, io sono Tuo, Tu puoi calpestarmi, abbracciarmi o spezzarmi il cuore. In qualunque situazione Tu mi metta, mio Signore, sono Tuo.” (Siksastaka 8)
Lo spirito di Gajendra e l’insegnamento dello Srimad-Bhagavatam indicano di accettare le avversità per trasformarle in benedizioni, rifugiandoci con sincerità ed intenso desiderio nei santi nomi del Signore. L’esistenza materiale è progettata per darci la situazione migliore nella quale possiamo realmente e con serietà gridare i santi nomi di Krsna dal profondo del nostro cuore seguendo le orme di Gajendra. In ogni situazione il coccodrillo della sofferenza e della morte è presente. La liberazione suprema è una richiesta legittima solo per coloro che quando si presentano le difficoltà prendono rifugio nel Signore. Quando nelle nostre vite si manifestano battute d’arresto, intrusioni, ostacoli e difficoltà, dobbiamo accoglierli a mani giunte e con il cuore grato pensando: “Merito di peggio e Krsna mi dà solo questo piccolo problema.”
Krsna c’invita nei Suoi eterni passatempi trascendentali affinché troviamo sollievo totale, rifugio e gioia estatica. Il nostro corpo morirà – oggi, domani, un giorno qualsiasi. Se riusciamo anche una sola volta a prendere rifugio in Krsna e a gridare con sincerità i Suoi santi nomi, possiamo essere liberati. Dunque tutte le situazioni pericolose sono benedizioni di Krsna che ci aiutano a invocarLo.

Murari Gupta Dasa, discepolo di Sua Santità Radhanatha Swami, è laureato in medicina e chirurgia (M.B.B.S.) e fa parte del gruppo di produzione delle edizioni in hindi e in inglese di BTG in India. Questo articolo gli è stato ispirato dalla lezione del suo maestro sul divertimento di Gajendra.




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L’ESTASI DELLA IRRILEVANZA
La Felicità Attraverso la Realtà
La nostra ricerca dell’importanza in questo mondo dimostra che ignoriamo la base della vera importanza.
di Visakha Devi Dasi


Srila Prabhupada ha scritto: “Austerità e penitenze sono talvolta compiute per attirare la gente e guadagnarsi il rispetto, l’onore e l’adorazione di tutti. Gli uomini dominati dalla passione cercano in vari modi di ottenere l’adorazione dei loro subordinati e si lasciano lavare i piedi da loro e offrire ricchezze.” (Bhagavad-gita 17.18, Spiegazione)


La Falsa Importanza

Perché desideriamo ardentemente di essere noti, rispettati ed onorati – di essere importanti? Perché siamo minuscole parti di Krsna. Poiché Egli è importante, per la nostra natura intrinseca, anche noi siamo importanti e siamo fatti per vivere una vita importante di vero significato e valore sulla base della nostra identità spirituale.
Una vita vissuta senza questo tipo d’importanza è una vita di frustrazione, pericolosa e sprecata. Poiché però non abbiamo conoscenza della nostra identità, dell’identità di Krsna e della nostra relazione con Krsna, cerchiamo di diventare importanti in senso materiale. Cerchiamo di acquisire opulenze materiali come la ricchezza, la forza, la conoscenza, la bellezza, la fama o la rinuncia, sebbene tutte queste opulenze non abbiano importanza per noi, anime. Inoltre tutto ciò è temporaneo, limitato e relativo e ci mette sempre in competizione con gli altri.
L’importanza materiale di ogni tipo è insoddisfacente, piena di ansietà e in definitiva priva di significato. Tuttavia, deviati nel nostro sforzo di recuperare la vera importanza che Dio ci ha dato, diventiamo ingranaggi di un’enorme macchina socio-economica e politica e dunque strumenti nelle mani di altri che cercano di diventare importanti. Nei momenti d’introspezione, ci sentiamo insoddisfatti e cerchiamo disperatamente mezzi materiali di poco conto per alleviare la nostra sofferenza. Cerchiamo con tutte le nostre forze di essere importanti senza sapere che cos’è la vera importanza e il risultato è che siamo ancora più insignificanti. E invece di valutare ciò che è veramente importante e ciò che non lo è, sosteniamo le persone cosiddette importanti – politici, uomini d’affari, militari, cantanti, atleti, attori, artisti – che, ironicamente, ci ignorano o ci respingono perché ci ritengono insignificanti.
Srila Prabhupada scrive:

Ogni uomo, di qualsiasi condizione sociale, può diventare celebre in un momento se i grandi quotidiani lo glorificano, a ragione o a torto. Spesso si fa propaganda sui giornali a favore di questo o quell’esponente politico; ciò è sufficiente per fare di un miserabile un grand’uomo. Ma questo genere di propaganda, basata sulla falsa glorificazione di un personaggio insignificante, non può portare niente di buono né per lui né per la società. Tale propaganda potrà dare frutti temporanei, mai effetti duraturi, perciò è una pura e semplice perdita di tempo.
(Srimad-Bhagavatam 1.2.14, Spiegazione)

Anche se in qualche modo riesco a diventare famosa, nell’intimo del mio essere non credo veramente in questa importanza materiale, perché so che è inconsistente come una bolla nell’oceano. Ho un vago sospetto che la mia “importanza” (e quella degli altri) sia una completa e sistematica finzione e favorisco la mia importanza materiale e quella degli altri a spese della mia integrità interiore.
Non è sorprendente che molti di noi siano disillusi e cinici.

La Vera Importanza

Chi e che cosa è veramente importante? Krsna, i Suoi devoti e il servizio devozionale a Lui. Ascoltando il maestro spirituale, le persone sante e le Scritture, possiamo smettere di scambiare ciò che non è importante per ciò che lo è. Gradualmente, attraverso la rivelazione del profondo mistero della nostra identità personale, l’illusione che rende insignificanti le nostre vite finirà e noi perverremo ad una vera comprensione spirituale. Allora, nonostante tutta la propaganda materiale, niente in questo palpitante oceano del mondo materiale ci sembrerà importante. I devoti del Signore lottano per tutta la vita contro tutte le parvenze d’importanza pompose e futili che sfilano in questo mondo con la loro vacua autorità. Srila Prabhupada afferma: “Per un devoto il più grande personaggio dell’universo non è più importante di una formica.” (Bhagavad-gita 18.54, Spiegazione)

A questo proposito c’è un passaggio importante della Caitanya-caritamrta (Madhya-lila 8.246) in cui Sri Caitanya Mahaprabhu, Dio, la Persona Suprema Stessa, che si manifesta come un devoto del Signore, chiede al Suo intimo compagno Ramananada Raya: “Qual è la più gloriosa di tutte le attività gloriose?” A questo Ramananda Raya risponde: “La persona che è riconosciuta come devoto di Krsna gode della più alta fama e gloria.”
Questo è il commento di Srila Prabhupada su quel colloquio: “La reputazione più grande di cui un essere vivente può godere consiste nell’essere un devoto di Krsna e nell’agire in coscienza di Krsna. Nel mondo materiale ognuno sta cercando di diventare famoso accumulando un grosso conto in banca o la ricchezza materiale. La competizione tra i karmi [materialisti] che cercano di affermarsi nell’alta società non ha mai fine. L’intero mondo ruota intorno a questo impulso competitivo. Tuttavia questo genere di nome e di fama è temporaneo, perché dura soltanto finché il corpo materiale temporaneo esiste.”
Con i nostri sforzi personali non possiamo ottenere l’importanza che cerchiamo e di cui abbiamo bisogno perché questa viene dalla misericordia del guru e di Krsna; e la riceviamo quando seguiamo le loro istruzioni e quando il nostro falso ego – la nostra falsa identità – muore. Allora, umilmente, ci persuadiamo che tutto quello che possiamo ottenere con la nostra volontà materiale è praticamente senza valore. L’importanza spirituale viene in modi che non possiamo prevedere o determinare o pretendere.
L’unica vera importanza è quella di Krsna e noi siamo veramente importanti quando riconosciamo liberamente la Sua importanza e unifichiamo la nostra volontà con la Sua. Allora la nostra importanza è vera, creativa e dinamica. La vera importanza a livello individuale si manifesta nella vita devozionale e la vera natura delle attività dei devoti li porta a questa semplice, gioiosa realizzazione. I devoti servono sinceramente in base alle loro facoltà e capacità e rifiutano di apparire importanti attraverso la promozione e l’esaltazione di se stessi. Essi sanno che qualsiasi opulenza materiale – compresi profitto, venerazione e successo – che possono darci un’importanza temporanea non sono nostre ma del Signore. Qualunque cosa anche piccola possiamo avere è solo un prestito del Signore e la Sua scelta di rifiutarci qualcosa è una manifestazione della Sua misericordia.

L’Esempio di un Devoto

La vera importanza non si basa sulle proprie qualifiche materiali e non richiede alcun consenso, ma per disposizione del Signore un devoto che non desidera affatto la fama può diventare famoso in questo mondo. La storia del devoto Madhavendra Puri, del quattordicesimo secolo, illustra questo punto. Madhavendra Puri viaggiò per più di mille e seicento chilometri da Vrndavana all’ Orissa per prendere del legno di sandalo per la Divinità che adorava, di nome Gopala. Durante la visita ad un tempio di Remuna, nell’Orissa, desiderò assaggiare una preparazione che era stata offerta alla Divinità conosciuta come Gopinatha. Voleva preparare lo stesso piatto (latte dolce condensato bollito con il riso) per offrirlo al suo Gopala. Sebbene Madhavendra Puri non avesse rivelato il suo desiderio a nessuno, Gopinatha apparve in sogno al sacerdote del tempio e gli disse di dare a Madhavendra Puri una tazza di riso dolce.

Madhavendra Puri pensò: “Il Signore mi ha dato una tazza di riso dolce e domattina la gente verrà a saperlo, ci sarà una grande folla.” Così riflettendo Madhavendra Puri offrì immediatamente i suoi omaggi a Gopinatha [Krsna] e partì da Remuna prima che facesse giorno ... Quando Madhavendra Puri arrivò a Jagannatha Puri, la gente già conosceva la sua fama trascendentale. Grandi folle andarono ad incontrarlo per offrirgli rispetto e devozione. Anche se non sarà di nostro gradimento, la fama che la provvidenza ci ha riservato ci seguirà. Infatti, la fama trascendentale di una persona si sparge da un capo all’altro del mondo. Intimorito dalla sua reputazione [pratistha], Madhavendra Puri era fuggito da Remuna. Ma la reputazione procurata dall’amore per Dio è così sublime che accompagna sempre il devoto come se fosse al suo seguito. Madhavendra Puri voleva partire da Jagannatha Puri perché la gente lo onorava come un grande devoto. Tuttavia ciò gli avrebbe impedito di raccogliere il legno di sandalo per la Divinità di Gopala.
(Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 4.141-142, 145.148)
Sebbene Madhavendra Puri avesse lasciato Remuna per evitare di essere onorato, il suo servizio a Gopala lo obbligò a restare a Jagannatha Puri, dove dovette tollerare gli onori che gli furono offerti.
Come si diventa felici non cercando la felicità ma assorbendoci nel servizio devozionale al Signore per il Suo piacere, così si diventa importanti non cercando l’importanza ma assorbendosi nel servizio devozionale al Signore per il Suo piacere.

La Soddisfazione di Essere Piccoli

Sri Caitanya Mahaprabhu prega: “O Signore onnipotente, non desidero ricchezze, non desidero belle donne e non cerco seguaci o attività interessate descritte con linguaggio fiorito. Tutto ciò che desidero, vita dopo vita, è servirTi disinteressatamente con amore e devozione. O Krsna, figlio di Nanda Maharaja sono il Tuo eterno servitore, ma in qualche modo sono caduto nell’oceano di nascite e morti. Ti prego, salvami da questo oceano e ponimi, come un atomo di polvere, ai Tuoi piedi di loto.” (Siksastaka 4,5)
Possiamo essere felici nella vita che Krsna ci ha dato, in cui compiamo con soddisfazione il nostro servizio devozionale guidati dai nostri superiori spirituali e da Lui. Le nostre vite hanno un profondo significato solo se accettiamo ciò che è alla nostra portata, facendone quello che possiamo e offrendolo al Signore con un sincero desiderio di compiacere Lui e i Suoi servitori. Perché non possiamo essere soddisfatti di questa importanza confidenziale e personale che proviene dalla grazia del guru e di Krsna e che non ha bisogno di essere spiegata o annunciata? Perché ci sentiamo insoddisfatti se non siamo importanti in qualche aspetto che ha la pubblica approvazione? Nella Bhagavad-gita (2.44) Krsna spiega la causa che prima della nostra insoddisfazione: “Nella mente di coloro che sono troppo attaccati al piacere dei sensi e alla ricchezza materiale e sono sviati da questi desideri, la risoluta determinazione a servire con devozione il Signore Supremo non trova posto.” Distratti dai nostri sensi e dai desideri materiali, ci sfugge la nostra vera importanza e la soddisfazione interiore.
Srila Prabhupada scrive: “Chiunque desideri o aspiri a soddisfare i sensi diventando sempre più importante, a livello materiale o spirituale, in realtà non può assaporare il vero dolce gusto del servizio devozionale.” (Il Nettare della Devozione, Cap. 3)
Una conclusione simile si trova nelle parole di Bhaktivinoda Thakura, un altro dei nostri antenati spirituali: “Se penso di essere un Vaisnava [un puro devoto di Krsna], mi aspetterò di ricevere rispetto dagli altri e il desiderio di fama e reputazione inquineranno il mio cuore, certamente andrò all’inferno.” (Kalyana-kalpa-taru)

Essere Insignificanti

Comprendendo la mancanza di significato dell’importanza materiale e riconoscendo che ciascuno di noi è un’anima spirituale, parte di Krsna, scopriamo di essere permanentemente e veramente importanti. Ed allora, in modo abbastanza enigmatico, ci sentiamo genuinamente insignificanti, perché diventiamo consapevoli della grandezza di Krsna e della nostra piccolezza, della nostra impotenza e vulnerabilità.

Srila Prabhupada spiega:
Il pianeta [di Krsna], Goloka Vrndavana, è il pianeta originale ed è da questo pianeta che proviene il brahmajyoti, la luce. E in quella luce tutto riposa. In un’insignificante parte di quella luce si trovano questi mondi materiali. In questo luogo ci sono innumerevoli universi, mentre noi ne vediamo uno. E in ognuno di questi universi ci sono milioni e bilioni di pianeti, di cui questa Terra è soltanto un frammento trascurabile. E su questa Terra, la terra d’America, gli Stati Uniti, è ancora insignificante. E negli Stati Uniti lo Stato di New York è ancora insignificante. E nello Stato di New York, New York City è insignificante e a New York questo n. 26 della Second Avenue è insignificante e noi siamo seduti qui. Dunque potete vedere quanto siamo insignificanti.
(Lezione, New York City, 7 dicembre 1966)

Srila Prabhupada nel suo primo viaggio verso l’America impiegò un mese per attraversare l’Atlantico. Egli soffriva il mal di mare ed aveva attacchi di cuore. Prima di sbarcare, scrisse una preghiera al Signore, in cui chiedeva il Suo aiuto per dare la coscienza di Krsna agli occidentali. Firmò questa preghiera come “Srila Prabhupada, il più sfortunato e insignificante dei mendicanti.”
Prabhupada si sentì sempre umile di fronte all’inimmaginabile grandezza e incomparabile perfezione di Krsna e sempre un insignificante servitore del Signore. Tuttavia, grazie alla sua dedizione al Signore era soddisfatto materialmente e spiritualmente, perché aveva Krsna e chiunque ha Krsna non desidera nient’altro.
E Prabhupada vide e simultaneamente amò l’importanza che è in ciascuno di noi, mentre ci mostrava la nostra mancanza di significato in confronto a Krsna.
Quanto più neghiamo la nostra mancanza di significato, tanto più siamo spinti ad essere importanti a livello materiale, cioè a non avere in realtà nessuna importanza. Il dono che il Signore ci ha fatto, il dono della verità, è dubitare della nostra importanza, per consentire al nostro istintivo desiderio di essere insignificanti di emergere, di realizzare risolutamente la nostra mancanza d’importanza rispetto a Krsna e di vincere la tentazione di essere importanti a livello materiale. Possiamo accogliere questo dono o respingerlo.
Comprendere di essere insignificanti non è un gesto diretto verso l’esterno ma un risveglio interiore; è la purificazione.
Se scegliamo di accettare la nostra mancanza d’importanza, allora anche se siamo circondati da persone importanti a livello materiale, facciamo avanzamento spirituale grazie al sostegno di Sri Krsna. La regina Kunti così prega: “È facile raggiungerTi, o Signore, ma soltanto per l’uomo disilluso dalla materia. Infatti colui che segue il sentiero della prosperità materiale, inebriato dall’ambizione di una nascita nobile, da vaste ricchezze, da un’educazione elevata e da un aspetto fisico affascinante, rimane incapace di rivolgersi a Tua Grazia con sincerità.” (Srimad-Bhagavatam 1.8.26) Una persona umile accetta di non essere importante, una orgogliosa no.
La realizzazione della nostra mancanza di significato ci aiuterà a soddisfare la nostra incontenibile, vivificante aspirazione a conoscere Krsna. Una volta che avremo compreso ed accettato senza esitazione di essere insignificanti, una grazia speciale nella nostra vita devozionale ci permetterà d’impegnarci felicemente ad agire per Lui. Anziché preoccuparci della nostra immagine saremo dedicati a servirLo.
Essere umili significa essere consapevoli di essere insignificanti unitamente al rispetto per l’importanza degli altri. Con le parole di Sri Caitanya: “Considerandoci inferiori a un filo di paglia, diventando più tolleranti di un albero, privi di ogni senso di falso prestigio e sempre pronti ad offrire i nostri rispetti agli altri, in questo stato di mente possiamo cantare costantemente i santi nomi del Signore.” (Siksastaka 3)
L’umiltà è essenziale per un canto puro, che costituisce la pratica centrale della coscienza di Krsna. Un devoto eccezionale di Sri Caitanya, Srila Haridasa Thakura, ci ha insegnato con l’esempio come cantare i santi nomi di Krsna. Egli rivelò il suo animo di profonda umiltà con queste parole dirette a Sri Caitanya: “Mio Signore, se muore un insetto insignificante come me, che cosa perderai? Quando una formica muore, forse che il mondo materiale ci perde qualcosa?” (Caitanya-caritamrta 11.41)

I Regni Più Elevati

Il senso di essere insignificanti e un’umile attitudine a servire non si ottengono con l’astuzia, né conoscendo qualche trucco, ma solo con la costanza nel metodo della coscienza di Krsna. Lo Srimad-Bhagavatam (3.21.21) ci dice che Krsna riversa tutte le Sue benedizioni su coloro che si considerano insignificanti. Vedendoli invece come importanti, per la Sua misericordia senza causa, condivide con loro la dolcezza del servizio devozionale.
Sentirsi insignificanti è così inconcepibilmente estatico che il Signore Stesso lo desidera, come Srila Prabhupada scrive: “Krsna nella Caitanya-caritamrta dice: ‘Tutti Mi adorano con timore e venerazione, ma se qualcuno Mi adora senza timore e venerazione e Mi considera insignificante, questo Mi dà piacere. Questo Mi piace.” Questo scambio di sentimenti di Krsna si può trovare in questa filosofia Gaudiya-Vaisnava – Madre Yasoda considera Krsna molto insignificante. ‘Egli è il mio bambino. Se non Lo proteggo, morirà.’ Per questo Krsna si sente molto obbligato verso Madre Yasoda.” (Lezione a New York City del 10 aprile 1973)

Visakha Devi Dasi contribuisce a BTG con articoli e fotografie da più di trenta anni. Insieme con suo marito Yaduvara Dasa vivono dal 1999 nel Saraganati Village, una comunità Hare Krsna della Columbia Britannica in Canada.


HARE KRSNA, HARE KRSNA
KRSNA KRSNA, HARE HARE
HARE RAMA, HARE RAMA
RAMA RAMA, HARE HARE


LUOGHI SPIRITUALI
Una Esperienza a MAYAPUR-DHAMA
Un pellegrinaggio al grande complesso ISKCON nella terra di Sri Caitanya offre un’indimenticabile ispirazione ad un ingegnere e alla sua famiglia.
Un pellegrinaggio al grande complesso ISKCON nella terra di Sri Caitanya offre un’indimenticabile ispirazione ad un ingegnere e alla sua famiglia.

Quando entrai nella grande sala del tempio e guardai a destra, rimasi stupefatto alla vista delle grandi e meravigliose Divinità di Radha-Madhava, con quattro sakhi ai due lati, che ammirano la bellezza perfetta di Sri Madhava e Srimati Radharani e sono molto desiderose di servirLi. Il tempio era pieno di devoti che offrivano lampade di ghee, un atto simbolico del nostro cuore che brucia in separazione da Krsna. La mia famiglia ed io prendemmo delle lampade di ghee per offrirle a Radha-Madhava e alle otto sakhi.
Poi passammo nella sala adiacente, anch’essa spaziosa. Quando vidi le enormi Divinità d’oro del Panca Tattva, non riuscivo neppure a pensare che avrei dovuto lasciare Mayapur. Le danze aggraziate dei devoti e il bel kirtana m’incantarono. E prima che potessi riprendermi, mi trovai davanti alla Divinità di Nrsimha. Con gli abiti color argento, sembrava un fuoco d’argento. Aveva un aspetto molto feroce e tuttavia rassicurante. Non ricordo quante volte Gli abbia offerto i miei omaggi o forse non lo feci affatto.
Grazie, Srila Prabhupada. Sebbene tu fossi soddisfatto di qualunque cosa Krsna ti desse, affrontasti grandi difficoltà per creare un posto così bello e una vera associazione di devoti affinché la gente come me fosse attratta dalla vita spirituale.

Lavoro come ingegnere in una ditta di software e avevo assistito per quattro mesi alle lezioni sulla Bhagavad-gita tenute dall’ISKCON quando il nostro insegnante invitò la mia famiglia e me ad un pellegrinaggio di quattro giorni a Mayapur durante il mese propizio di Damodara (Karttika). Mayapur è il luogo di nascita di Caitanya Mahaprabhu, che nel sedicesimo secolo diffuse il canto dei santi nomi di Krsna, la pratica spirituale raccomandata per il Kali-yuga, l’era attuale.
L’accoglienza che ricevemmo al Gada Bhavan dell’ISKCON a Mayapur fu magnifica. Ci misero una ghirlanda di fiori e della fresca pasta di sandalo sulla fronte. I nostri ospiti ci dissero che questo è il modo di ricevere le persone secondo la tradizione Vaisnava.
Il giorno successivo ci alzammo molto presto e facemmo il bagno con l’acqua fredda. Partecipammo al mangala-arati al Pushpa Samadhi di Prabhupada e poi al tempio di Radha-Madhava. Finii di cantare sedici giri prima delle 7.00 del mattino ed ebbi tutta la giornata davanti a me.
Mentre camminavamo verso la goshala ci furono mostrati gli appartamenti dei grhastha e un edificio che è la sede dei brahmacari per due mesi all’anno. Per il resto dell’anno stanno fuori e viaggiano in autobus per distribuire i libri di Prabhupada. Ci parlarono anche di quattro scuole: una sul modello del CBSE, una convenzionata con il Cambridge Board, una scuola per ragazze e una gurukula vedica. Le prime tre seguono un programma moderno misto con l’insegnamento vedico, l’ultima invece segue il puro insegnamento vedico. Ne rimanemmo sorpresi. Quale sarebbe stato il futuro di questi ragazzi? Ricevemmo una risposta molto istruttiva la sera quando ci recammo alla gurukula.
La goshala è suddivisa in quattro sezioni: per le mucche anziane, per le mucche giovani, per i vitelli e per i tori. Partecipammo ad un kirtana e ad una bellissima lezione sull’importanza della protezione della mucca e del latte di mucca.
Bala Govinda Dasa, nostra guida e nostro insegnante, ci disse che Caitanya Mahaprabhu non è un grande santo ma Dio Stesso, la Persona Suprema. Per ottenere il meglio da questo pellegrinaggio ci consigliò di (a) astenerci dal prajalpa, gli inutili discorsi su argomenti materiali, (b) cantare il più possibile, (c) ascoltare con molta attenzione le glorie di questo luogo e soprattutto(d) cercare la compagnia dei devoti.
Ci sentimmo molto onorati di dare ai vitelli fieno e palline di zucchero di datteri. Ai bambini piacque moltissimo. Ero grato a Sri Krsna per essere così accessibile e affettuoso con i bambini e con gli adulti. Ricordi le nostre visite a molti templi del Sud dell’India, dove i bambini si annoiavano e noi non riuscivamo ad entusiasmarli. A Mayapur però fu diverso. I bambini svegliavano i genitori perché desideravano iniziare presto la giornata.
La sera ci portarono alla gurukula vedica. Gli studenti imparano la matematica vedica, l’inglese (e per mezzo di esso altre lingue compreso il sanscrito), musica, arti marziali, i mantra vedici, i testi Vaisnava e acquisiscono capacità dirigenziali ed organizzative. Fanno lavori umili come cucinare, pulire, lavarsi gli abiti e riempire i contenitori dell’acqua. La sera usano solo lampade ad olio e per cucinare utilizzano lo sterco di mucca come combustibile. Chiedemmo loro se fossero preoccupati del loro futuro. Essi sono completamente tagliati fuori dall’attualità e dalla cultura moderna. Anche il loro titolo di studio vedico non è riconosciuto fuori dall’ISKCON. Che cosa succederà se decidessero di fare qualcosa al di fuori dell’ISKCON?
Le risposte che ricevemmo, sotto forma di domande retoriche, ci aprirono gli occhi: Per quale motivo dovremmo aver bisogno di un lavoro? Dobbiamo avere più fede nel nostro capo o in Krsna? Come se la cavò Prabhupada negli USA senza denaro? Come sopravvive un cane senza occuparsi di attualità e senza titoli di studio? Una formica come si procura il cibo? Siamo peggiori dei cani o delle formiche?
Le risposte ci mostrarono la profondità della fede di questi ragazzi e la superficialità della nostra. Come può Krsna reciprocare con noi se non abbiamo fede in Lui? Questo ci fece preoccupare e, in verità, per la misericordia di Krsna, questi ragazzi diventano insegnanti di gurukula, dirigono istituzioni e assumono importanti ruoli che richiedono abilità relazionali e manageriali piuttosto che titoli accademici.
Il giorno successivo, dopo il mangala-arati,vedemmo una mostra di diorama dei divertimenti di Sri Caitanya Mahaprabhu. Poi camminammo lungo la strada fuori del territorio del tempio per prendere una barca diretta ad una delle isole di Navadvipa.
Per rispetto a questa terra santa, smisi di portare con me il cellulare e cominciai a camminare a piedi scalzi, sentendo la fresca sabbia di Mayapur che accarezzava i miei piedi nudi.

Godruma-dvipa

La barca scivolava sul Gange biancastro, alla confluenza con il Jalangi, scuro come la Yamuna. Sulla riva del Jalangi formammo un gruppo di sankirtana mentre ci dirigevamo verso la casa di Bhaktivinoda Thakura sull’isola di Gudruma-dvipa. Ci fu detto che all’inizio la sua vita era stata modesta e che in seguito da impiegato era diventato magistrato. Egli era estremamente preciso ed efficiente, perciò era rispettato dai Britannici. Per convincerlo a ritardare il suo pensionamento costruirono una linea ferroviaria per trasportarlo da casa al suo ufficio e viceversa. Era il padre di almeno dieci figli. Scrisse molte opere in bengali per portare alla gente la ricchezza dei testi vedici sotto forma di poesie e canzoni. Scoprì il luogo di nascita di Sri Caitanya e vi costruì un tempio raccogliendo per lo più modeste donazioni dalla gente del posto. Infine organizzò duecento gruppi di abitanti dei villaggi per praticare e diffondere la coscienza di Krsna. È un grhastha ideale di grande ispirazione.
Il nome di questa isola (dvipa) deriva dalle parole go (mucca) e druma (albero). Molto tempo fa, Surabhi, la madre di tutte le mucche, vi compì austerità sotto un albero baniano per soddisfare Sri Visnu. In un altro episodio associato a questo luogo sacro, una volta il saggio Markandeya desiderò vedere la potenza illusoria, maya, di Krsna. Per soddisfare la richiesta del saggio, Krsna inondò tutto il mondo. Markandeya fu trascinato via ma approdò sano e salvo a Godruma-dvipa, l’unico posto fuori dall’acqua. Qui vide un bel bambino su una foglia di albero baniano, che Si succhiava l’alluce. Il bambino era Krsna che voleva sentire il sapore dei Suoi piedi di loto, un gusto che ruba il cuore di tutti i devoti e dei grandi saggi. Improvvisamente il bambino risucchiò il saggio nel Suo stomaco, in cui era visibile l’universo intero, e quasi altrettanto all’improvviso lo espulse. Perciò Markandeya vide che l’intero universo è contenuto dentro Sri Krsna mentre Egli è simultaneamente distinto da esso.
Al ritorno in barca facemmo una breve sosta per bagnarci nel Gange. Madre Ganga scorre dai piedi di loto di Krsna, perciò è molto sacra. Le persone che hanno occhi materiali non vedono la purezza del Gange e i benefici materiali che procura. Prima di entrare chiedemmo il permesso di Madre Ganga e mentre ci bagnavamo pregammo che la sua pura acqua purificasse i nostri cuori dalle impurità, che ostacolano il risveglio della nostra originale coscienza di Krsna. I bambini si divertirono molto in quell’acqua fresca e non fu facile farli uscire.

Il Samadhi di Prabhupada

La sera visitammo il samadhi di Prabhupada. La sua forma circolare permette a molte persone di vedere simultaneamente Prabhupada che siede maestosamente sul suo altare. Dentro la cupola, le tessere del mosaico rappresentano gli eventi importanti della vita di Prabhupada. Rimasi commosso dall’immagine che rappresenta Prabhupada mentre insegna a scrivere una lettera sanscrita ad un bambino americano. Al primo piano ci sono dei diorama che illustrano la vita di Prabhupada – il suo Rathayatra all’età di quattro anni, quando scrive la sua accorata poesia in cui espresse la completa arresa a Krsna mentre si recava in America, il suo primo kirtana pubblico negli USA e così via. Ad un’età avanzata, in una terra straniera, praticamente senza denaro né alcun sostegno, trasformò la fuorviata gioventù americana in praticanti e capi spirituali, fondò più di cento templi in tutto il mondo e scrisse decine di libri basati sulla filosofia Vaisnava. Come poté fare tutto questo? Perché aveva fede nel suo guru e in Krsna.
La mattina seguente dopo il mangala-arati offrimmo i nostri omaggi al Panca Tattva e Li ringraziammo per averci permesso di entrare nel dhama. Li pregammo di essere misericordiosi aiutandoci a fare un costante avanzamento spirituale in coscienza di Krsna. Chiedemmo perdono per qualsiasi offesa potessimo aver commesso durante il nostro pellegrinaggio e chiedemmo il Loro permesso di lasciare il dhama.

Yoga-pitha

Un autobus dal complesso ISKCON ci portò in breve tempo al luogo di nascita di Sri Caitanya, conosciuto come Yoga-pitha. Le Divinità qui sono Radha-Madhava; Caitanya Mahaprabhu con le Sue consorti ( Visnu-priya e Laksmipriya); Sri Jagannatha Misra e Saci Devi Dasi, i genitori di Sri Caitanya e la Divinità di Adhoksaja (Visnu) adorata dai genitori di Sri Caitanya e riscoperta da Bhaktivinoda Thakura mentre venivano scavate le fondamenta del tempio.
Dopo aver trascorso un po’ di tempo allo Yoga-pitha, pregammo Sri Caitanya di concederci l’amore per Krsna e poi partimmo per il tempio ISKCON di Jagannatha a Simanta-dvipa, un poco più avanti lungo la strada. Prima di entrare nel tempio Murari Dasa ci parlò dell’apparizione di Jagannatha, Baladeva e Subhadra e di come il tempio sia giunto sotto la protezione dell’ISKCON. Questo luogo dà ai devoti gli stessi benefici spirituali che si ricevono visitando il tempio di Jagannatha a Puri. Il nome dell’isola si riferisce al tempo in cui la dea Parvati rivolse qui le sue preghiere a Sri Caitanya. Quando il Signore apparve, ella pose della polvere calpestata dai Suoi piedi sulla scriminatura (simanta) dei propri capelli.
Tornato a Kolkata realizzai che Mayapur è un esempio di come si può vivere una vita completamente spirituale anche qui nel mondo materiale. “O Signore!” pregai, “Quando potrò tornare a Mayapur?” E mi venne in mente la didascalia che avevo visto sotto un quadro di Sri Radha-Madhava dell’ISKCON a Mayapur: “Ecco il vostro nuovo padrone.”

N. Swaminathan ha una laurea in Ottimizzazione delle strutture dell’IIT di Delhi. Vive a Pune con la moglie e due figli.




GLOSSARIO

Dhama: Un dhama è uno speciale luogo sacro, replica esatta del posto originale nel mondo spirituale ed ha la stessa potenza spirituale.

Radha-Madhava: Queste sono le Divinità Radha-Krsna sull’altare principale del tempio ISKCON a Mayapur, conosciuto come il Mayapur Chandrodaya Mandir.

Sahkis: Questa parola significa “amiche (o assistenti)” e si riferisce alla otto principali compagne di Radha e Krsna. I loro nomi sono Lalita, Visakha, Campakalata, Citra, Tungavidya, Indulekha, Rangadevi e Sudevi.

Panca-tattva: Letteralmente significa le “cinque verità”; questo è il nome dato a Sri Caitanya (che è Sri Krsna nel sentimento di Srimati Radharani) e ai Suoi quattro principali compagni: Nityananda Prabhu (Balarama), Advaita Acarya (Maha-Visnu), Gadadhara (Radharani) e Srivasa (Narada Muni).

Nrsimha: Nel Mayapur Chandrodaya Mandir, Sri Nrsimha, l’incarnazione di Krsna mezzo uomo e mezzo leone, ha il Suo santuario e riceve una ricca adorazione.

Gada Bhavan: Una delle quattro principali guest-house di Mayapur, ognuna delle quali prende il nome da uno dei simboli di Sri Visnu: Gada (la mazza), Cakra (il disco), Sankha (la conchiglia) e Padma (il fiore di loto).

Mangala-arati: La prima cerimonia d’adorazione del giorno, alle 4.30 di mattina, nella maggior parte dei templi ISKCON
Pushpa Samadhi: Letteralmente “tomba dei fiori”, si riferisce al tempio/tomba in memoria di Prabhupada, che contiene i fiori (puspa) tolti dal suo corpo quando egli trapassò. Il suo corpo è tumulato a Vrndavana.

Goshala: Un luogo in cui ci si prende cura delle mucche.

Grhastha: Una coppia sposata.
Brahmacari: Devoti celibi, in particolare coloro che vivono in un ashram e seguono una severa disciplina.

CBSE: Organizzazione Centrale di Educazione Secondaria (commissione governativa per la scuola in India)

Cambridge Board: Commissione d’esami collegata all’Università di Cambridge che organizza gli esami e dà i voti di qualifica ai ragazzi dai quattordici ai diciannove anni.

Gurukula: Una scuola tradizionale vedica per ragazzi che ha al suo centro materie spirituali.

Navadvipa: Mayapur si trova al centro di un’area sacra conosciuta come Navadvipa (“nove isole”), che è concepita spiritualmente come un fiore di loto con otto petali, e Mayapur (Antardvipa) è il centro del loto.

Bhaktivinoda Thakura: Il guru e padre di Bhaktisiddhanta Sarasvati, maestro spirituale di Srila Prabhupada.

IIT: Istituto Indiano di Tecnologia.



MOTIVAZIONI IN COSCIENZA DI KRSNA
Alcuni suggerimenti su come mantenere la propria ispirazione
di Rashi Singh

In un modo o nell’altro può accadere che la nostra motivazione in coscienza di Krsna vacilli. Di solito questa demotivazione si manifesta nella forma di mancanza di desiderio di fare qualche servizio pratico, di cercare la compagnia dei devoti o di sviluppare le pratiche spirituali, come migliorare la qualità o la quantità del nostro canto o della nostra lettura dei libri di Srila Prabhupada. Ogni volta che questo accade a me o a un amico, mi rendo conto della necessità e della fragilità del servizio devozionale e dell’importanza di restare ispirati. Come possiamo gestire preventivamente e praticamente il livello di motivazione nella nostra vita devozionale? Come possiamo ispirare noi stessi e gli altri nei momenti in cui la nostra ispirazione diminuisce? Questo articolo si propone con umiltà di fornire suggerimenti pratici su come conservare il nostro entusiasmo e la nostra motivazione in coscienza di Krsna.

Cantare al Mattino

“Sembra che nella giornata non ci sia mai abbastanza tempo.”
Con tutta sincerità, oltre al mantra Hare Krsna questo è l’altro mio mantra quotidiano.
Alcuni anni fa un devoto, di cui apprezzo i consigli, mi disse di “provare” a cantare ogni giorno sedici giri sulla mia corona e particolarmente la mattina prima di uscire di casa. Se fossi stato capace di farlo, disse, Krsna avrebbe rimosso gli ostacoli dal mio percorso: la mia giornata sarebbe stata sempre più produttiva e di sera avrei trovato altro tempo per le attività devozionali. Da allora ho anche scoperto che sentirsi stressati o sovraccarichi dagli impegni quotidiani occupa molto più tempo di quanto ci rendiamo conto. Cantare al mattino aiuta a tenere la mente attiva e ci rende molto più concentrati ed efficienti durante tutta la giornata. Lo stesso devoto mi disse anche che il mondo materiale è caratterizzato dallo sfruttamento e dall’inganno e che cantare al mattino pone uno scudo protettivo intorno a noi, il quale impedisce agli altri di nuocerci. Considerando la gran quantità di tempo che dedichiamo a tante persone e a varie attività in un giorno, perché non dedicare un po’ di tempo alla persona più importante, Sri Krsna, all’inizio della nostra giornata – parlare con Lui, stare con Lui e dirGli che ci importa di Lui? Sia per dieci minuti o due ore, iniziare un giorno nell’intima compagnia di Krsna è incredibilmente sublime. Il canto dei giri è la base per un giorno di spiritualità. Impegnarsi a cantare un po’ ogni giorno ci aiuterà a mantenere e a far aumentare la nostra motivazione in coscienza di Krsna. Se cerchiamo di cantare la mattina, avremo più probabilità di successo. Anche se può sembrare eccessivamente semplicistico, il canto è la risposta ad ogni cosa. C’è una ragione per cui Prabhupada coniò la frase “Cantate e siate felici”. E per quanto possibile, completate i vostri giri al mattino.

Ricordate che Krsna è una Persona

Forse anche questo appare eccessivamente semplicistico.
Quando desideriamo esprimere affetto a un amico o a un membro della famiglia, cerchiamo di prendercene cura e di coltivare la nostra relazione esprimendo amore e servizio con molti atti di gentilezza, di affetto e di amore. Ad ogni istante di ogni giorno, Krsna esprime la Sua gentilezza, il Suo affetto e il Suo amore per noi. Egli è l’amico che desidera intensamente la nostra compagnia. Egli è sempre con noi e desidera che torniamo da Lui, ma per amarLo dobbiamo esercitare il nostro libero arbitrio. Egli non può obbligarci ad amarLo perché questo eliminerebbe il nettare e la dolcezza della relazione.
Se in una relazione avete dato più di quanto avete ricevuto allora sapete che è una posizione dolorosa. Quando vi sentite demotivati, cercate di pensare a quanto Krsna vi abbia benedetto e a quanto poco chieda in cambio. Ricordatevi che Egli è il vostro amico e desidera ardentemente una relazione d’amore con voi. Basta che ci rivolgiamo a Lui ogni giorno con il canto ed altri servizi per sentire la Sua reciprocazione.
Uno dei modi migliori per mantenere il desiderio di conoscere meglio Krsna è servire i Suoi devoti e stare in loro compagnia. Essi danno molta ispirazione perché sono spontaneamente felici, devoti e affettuosi. Srila Prabhupada ci ha messo a disposizione una casa in cui possiamo avere il beneficio della loro compagnia.

Lavate il Pavimento

Sì. Lavate il pavimento.
Srila Prabhupada ha detto che pulire il pavimento del tempio pulirà il nostro cuore. Sentirci entusiasti nella nostra coscienza di Krsna, facendo piccoli servizi, soprattutto insieme con i devoti, può avere un effetto profondo.
A Jagannatha Puri, prima del festival del Rathayatra, Caitanya Mahaprabhu e i Suoi compagni pulivano minuziosamente ogni angolo del tempio di Gundicha, dove Jagannatha, Baladeva e Subhadra trascorrevano una settimana che faceva parte del festival. Prestando un’attenzione meticolosa ai dettagli, Caitanya Mahaprabhu e i Suoi compagni con una cura meticolosa dei dettagli pulivano il tempio con profondo amore e determinazione.
Nella Caitanya-caritamrta Prabhupada spiega che la pulizia del tempio di Gundicha rappresenta metaforicamente la pulizia dei nostri cuori:

Allo scopo di darci un insegnamento pratico, Sri Caitanya Mahaprabhu pulì il tempio due volte. La seconda pulizia fu più accurata perché destinata ad eliminare tutti gli ostacoli sulla via del servizio devozionale ...
Con il Suo comportamento personale, Sri Caitanya Mahaprabhu ci ha indicato il modo di purificare il nostro cuore ...
Il Signore era molto soddisfatto di coloro che riuscivano a pulire il tempio gettando fuori tutta la sporcizia accumulata. Questo procedimento è detto anartha-nivrtti e consiste nel pulire il cuore da ogni cosa indesiderabile. Fu così che Sri Caitanya Mahaprabhu diresse le pulizie del tempio di Gundicha per farci capire che il cuore deve essere pulito e purificato per ricevere Sri Krsna e permetterGli di stabilirSi nel cuore senza alcun disturbo.
Sri Caitanya-caritamrta, Madhya-lila 12.135, Spiegazione

Un servizio umile ha un profondo effetto. Sia che il servizio consista nel lavare i piatti, tagliare le verdure o lavare il pavimento del tempio, questo trasformerà i nostri cuori e le nostre menti facendoci diventare più ricettivi alla misericordia che è sempre a nostra disposizione. C’è anche un altro beneficio: un servizio umile fatto in compagnia dei devoti rinforza i rapporti con questi devoti in un modo così reale e percepibile che ci fa sentire amati. La nostra ispirazione a reciprocare con loro e con altri devoti ci manterrà protetti, motivati e stabili nella nostra coscienza di Krsna.

Condividete – Sempre e Comunque

Condividere quello che sapete della coscienza di Krsna è un’esperienza veramente trascendentale. Condividete il prasadam, distribuite i libri o condividete qualsiasi cosa sappiate senza tener conto di quanto poco importante pensiate che possa essere. La conoscenza che condividerete vi rafforzerà e aiuterete gli altri a scoprire la loro personale relazione con Krsna. Quando accadrà percepirete immediatamente la reciprocazione di Srila Prabhupada e di Krsna. Quale modo migliore per restare motivati? Condividere la coscienza di Krsna su piccola o grande scala è d’ispirazione e ci rende umili. Provate e sentirete crescere il vostro entusiasmo e la vostra motivazione in coscienza di Krsna.

Tenete un Diario

Scrivere può essere uno strumento estremamente efficace e potente per riflettere sulle nostre realizzazioni e motivazioni. Molti devoti provano piacere a scrivere regolarmente lettere a Srila Prabhupada e a Krsna. È una dolce e semplice attività che sosterrà la vostra relazione con Krsna. Per molti devoti scrivere con sincerità e affidare i loro pensieri ad un foglio è un esercizio terapeutico di grande motivazione.

Mantenete un’Attitudine di Gratitudine

Un momento di riflessione su ciò che Srila Prabhupada ci ha dato farà sì che compiamo il nostro servizio devozionale con la gratitudine e la motivazione appropriate. La gratitudine è uno strumento potente: stimola la sincerità e uno sforzo concentrato per progredire nella vita spirituale.

Provate

Questi sono alcuni semplici metodi pratici che possiamo applicare per mantenere ed aumentare la nostra motivazione in coscienza di Krsna. Sentirci demotivati a volte è naturale, ma se usiamo questi momenti come opportunità di crescita e approfondire la nostra vita spirituale, ne emergeremo più forti ed anche maggiormente ispirati ad impegnarci nel servizio di devozione. “Provate”. Abbiamo tutto da guadagnare.

Rashi Singh, un consulente amministrativo, abita e lavora a Toronto in Canada.





PREGARE PER IL BENE DEGLI ALTRI
Sulla strada della pura devozione per Krsna, dove si trovano le preghiere per gli altri?
di Urmila Devi Dasi


Grazie!” dissi quando a pranzo un’amica mi portò un piatto. “Posso fare qualcosa per te?”
“Per favore, prega per me,” rispose. “Chiedi che possa servire meglio Krsna.”
Più tardi quel giorno vidi affisso un avviso in cui si comunicava la malattia di un devoto e si richiedeva di pregare per lui. Io prego spesso per gli altri ed ho anche chiesto agli altri di pregare per me.
Alcuni giorni prima che Sridhara Swami, un leader e guru dell’ISKCON, lasciasse questo mondo alcuni anni fa, gli avevo chiesto se potevo fare qualcosa per lui. Egli mi chiese di interessarmi e di scrivere sul tema della preghiera per gli altri, spesso chiamata preghiera intercessoria.
“Molte persone dicono: ‘Pregheresti per me?’ o ‘Pregherò per te,’ ma io mi chiedo se questo è solo qualcosa che le persone dicono o se lo fanno davvero,” egli disse. “Dovremmo fare una ricerca su come la preghiera per gli altri faccia parte della vita spirituale, per che cosa preghiamo e lo stato d’animo che dovremmo avere.”
Per una più profonda comprensione della preghiera intercessoria, mi sono rivolta alle antiche Scritture dell’India, in particolare allo Srimad-Bhagavatam.

Pregare per gli Altri

Dopo la grande battaglia di Kurukshetra, Asvatthama, il figlio di Dronacarya, il maestro d’armi dei Pandava, fu uno dei pochi guerrieri della parte sconfitta rimasti vivi. Asvatthama voleva essere sicuro che la dinastia dei vincitori di Kurukshetra, i Pandava, finisse con loro. Perciò uccise i cinque figli dei Pandava, ma c’era un nipote in embrione nel grembo della giovane vedova Uttara, moglie di Abhimanyu, figlio di Arjuna.
Asvatthama era un brahmana per nascita ma non nel suo comportamento. Tuttavia sapeva come usare le armi soprannaturali ed era in grado di procurare un aborto a distanza con un brahmastra che poteva essere diretto su un bersaglio specifico. Asvatthama lanciò l’arma contro il grembo di Uttara ed ella sentì che il suo bambino era in pericolo. Corse da Arjuna e Krsna.
“Lascia pure che questa arma mi distrugga se vuoi,” pregò rivolta a Sri Krsna, “ma per favore salva il mio bambino.”
Krsna allora entrò nel suo grembo in una forma a quattro braccia, sconfiggendo Asvatthama. La stirpe dei Pandava sarebbe continuata.
In questo racconto storico dello Srimad-Bhagavatam, una devota di Krsna prega per il bene di un’altra persona. Nelle Scritture ci sono altri famosi esempi di preghiere fatte per altri. Prahlada chiese al Signore di essere misericordioso con suo padre che aveva provato più volte ad ucciderlo. Anche il re Ambarisa pregò perché colui che doveva essere il suo assassino, Durvasa, venisse perdonato.
Alcuni famosi devoti hanno pregato perché un membro della famiglia che aveva commesso un’offesa verso altri, venisse perdonato. Quando il serpente Kaliya attaccò Krsna, le sue mogli pregarono per la sua salvezza. Quando il figlio del saggio Samika maledisse il re Pariksit a morire, il saggio chiese a Krsna di perdonare suo figlio.
Ci sono anche esempi storici di devoti che pregano per l’illuminazione spirituale degli altri. Vasudeva Datta, un compagno di Caitanya Mahaprabhu chiese di prendersi le reazioni karmiche peccaminose degli altri cosicché potessero ottenere la bhakti, l’amore per Dio. Sia Prahlada sia Sri Brahma implorarono il Signore di dare benedizioni spirituali alle persone in generale.
Sebbene nelle Scritture ci siano pochi esempi di preghiere per la protezione degli altri dalle malattie, dagli incidenti e dai pericoli in generale, troviamo che Yasoda Devi, la madre di Krsna, pregava spesso per la protezione di Suo figlio e il contesto sembra indicare che queste preghiere per l’integrità fisica degli altri facevano parte della tradizione culturale che appartiene alla spiritualità dell’antica India.

Il Ruolo del Sentimento

Pregare Dio dovrebbe essere considerata un’attività intrinsecamente pura, ma l’intenzione e il sentimento incidono sulla purezza della preghiera. Perciò, mentre pregare Dio è un aspetto del puro servizio di devozione, coloro che offrono preghiere per gli altri dovrebbero tener conto delle proprie motivazioni. Non vogliamo cercare di usare Dio come nostro servitore.
Spesso, le preghiere per gli altri hanno la forma di una richiesta a Dio di sollevare qualcuno dalla sofferenza. Per la legge del karma, una persona soffre a causa delle reazioni delle sue attività colpevoli. In ultima analisi, è Krsna o Suoi incaricati che hanno decretato quella sofferenza finalizzata alla purificazione della persona. Perciò, quando preghiamo per gli altri, presumiamo forse di conoscere meglio di Dio come si fa a dirigere l’universo o una qualsiasi vita in esso? No. Stiamo semplicemente cercando di sviluppare la nostra naturale relazione di dipendenza da Lui. Anche i più elevati devoti santi naturalmente si rivolgono a Krsna quando loro stessi o gli altri sono in pericolo. Questa dipendenza è la naturale relazione d’amore dell’anima pura con Krsna.
Pregare per gli altri concentra la nostra attenzione su Krsna anziché sul fatto di ritenerci i controllori del mondo. Se non ci rivolgiamo a Krsna, possiamo sviluppare un sentimento di trascuratezza e di irresponsabilità nei nostri rapporti con gli altri, fino a diventare insensibili di fronte alle difficoltà degli altri. Impegnare il nostro tempo e la nostra energia pregando per gli altri ci aiuta a sviluppare altruismo.
Coloro che pregano per gli altri in un sentimento d’amore puro per Krsna, sanno che tutto dipende da Lui. Non è la quantità o l’intensità della preghiera che cambia una situazione; è Krsna e la Sua volontà. È vero che ci sono dei casi nelle Scritture in cui il Signore modifica le cose su ordine dei Suoi devoti, ma se Krsna a volte può cambiare la Sua decisione solo per amore di coloro che si rivolgono a Lui, ha sempre il potere della decisione definitiva.
Quindi coloro che pregano per gli altri pensano: “Qualunque cosa Tu desideri, o Signore, va sempre bene.”
In tutte le Scritture coloro che desiderano progredire spiritualmente vengono consigliati di fare del bene agli altri. Le attività indirizzate a fare del bene agli altri sono sia un importante sintomo di progresso spirituale sia una parte essenziale del processo per ottenere l’illuminazione. Offrire preghiere intercessorie può rinforzare questo sentimento di servizio sincero.

Per Che Cosa Possiamo Pregare?

Abbiamo preso in considerazione il sentimento nell’offrire preghiere per gli altri, ma come dobbiamo regolarci con i contenuti? Pregare per la salute, la famiglia e le situazioni finanziarie degli altri rientra nel puro servizio devozionale? Se esaminiamo le preghiere di Prabhupada per gli altri, troviamo che egli vi include la salute o la prosperità, ma sempre all’interno del servizio spirituale. [Vedi l’inserto “Esempi di preghiera intercessoria.”] Come Prabhupada, noi possiamo certamente chiedere a Krsna di dare ad altri un corpo adatto per una lunga vita al Suo servizio. Naturalmente, poiché la definizione “di servizio“ a Krsna è ciò che Krsna desidera, coloro che pregano in questo modo accettano che il servizio migliore che una persona possa fare potrebbe realizzarsi in una situazione diversa da quella che noi pensiamo sia la migliore.


Chiedere agli Altri di Pregare per Noi

Fino ad ora abbiamo preso in considerazione le preghiere per gli altri in circostanze nelle quali la persona che prega ha preso questa iniziativa senza che ci fosse una richiesta o un desiderio espresso da parte della persona per cui le preghiere sono offerte. Ci sono anche, però, numerosi esempi di devoti che chiedono agli altri di implorare il Signore per il loro bene. Il re Prataparudra chiese a molti devoti di pregare Sri Caitanya di concedergli un incontro. Srila Prabhupada a volte chiede ai suoi discepoli di pregare per la sua guarigione in modo da poter completare la missione spirituale del suo maestro.
Chiedere agli altri di pregare per noi non è in contrasto con il sentimento di puro amore per Krsna che cerchiamo di coltivare. Non cerchiamo di manipolare Krsna, ma chiediamo agli altri di pregare per noi spinti da una naturale umiltà – un sentimento per cui le preghiere altrui possano essere più valide delle nostre. Ricordiamoci che quando chiediamo a persone spiritualmente mature di offrire preghiere per il nostro bene, esse penseranno al nostro vero beneficio e non solo a quella cosa qualsiasi che stiamo chiedendo. Essi potrebbero, dunque, chiedere al Signore per nostro conto che accettassimo benevolmente la Sua volontà, qualunque essa sia.
Sia coloro che pregano per gli altri, dietro richiesta o no, sia coloro che chiedono agli altri di pregare per loro, sanno che i risultati della preghiera non sempre sono visibili o scontati. Krsna è felice di soddisfare le richieste sincere dei Suoi devoti, ma a volte concede un risultato migliore di quello richiesto. Nella nostra limitata concezione della realtà non sempre siamo in grado di distinguere il bene migliore nella situazione organizzata da Krsna. Dio è supremamente buono e misericordioso, il controllore più potente e il nostro migliore amico. Perciò tutto ciò che accade di cattivo o di buono secondo la nostra limitata visione materiale è per il nostro beneficio.
Prabhupada spiega come un devoto vede la felicità e la sofferenza:

Una persona cosciente di Krsna non è per niente afflitta dalle tre forme di sofferenza; le accetta come una misericordia del Signore pensando di meritare maggiori sofferenze a causa delle sue azioni passate e vede che, per la grazia del Signore, le sue sofferenze sono ridotte al minimo. Nei momenti di gioia riconosce la stessa misericordia, considerandosi indegna di essere felice; capisce che solo per la grazia del Signore si trova nelle condizioni favorevoli per servire meglio il Signore.
(Bhagavad-gita 2.56, Spiegazione)

In breve, poiché le preghiere intercessorie fanno parte del servizio devozionale a Krsna, dovrebbero essere libere dai desideri al di fuori di questo servizio e dovremmo chiedere qualcosa di favorevole al Signore. Queste preghiere non dovrebbero scaturire da un eccessivo attaccamento al mondo. Possiamo impegnarci in preghiere intercessorie per approfondire la nostra relazione con Krsna per sviluppare un sentimento d’umiltà e compassione per gli altri e con il desiderio di glorificare il nostro amato Signore.

Urmila Devi Dasi, collaboratrice di BTG, è laureata in Scienza dell’Educazione all’Università del Nord Carolina a Chapel Hill. Lavora ad un progetto di programmazione internazionale per la scuola elementare e secondaria nell’ISKCON.


Esempi di Preghiere Intercessorie

Richiesta ad altri di pregare per lui

Srila Prabhupada: Sono venuto qui [in America] per una grande missione, per eseguire l’ordine del mio maestro spirituale, ma il mio cuore mi provoca dolori lancinanti ... Se muoio in questa condizione, non compirò la mia missione. Perciò, per favore, pregate Sri Caitanya e Vrindaban Bihar [Krsna] che per questa volta mi salvino. La mia missione non è ancora portata a termine. (Lettera a Sri Krsna Pandit nel 1967)

Richiesta al Signore di perdonare un offensore

Prahlada Maharaja disse: “O Signore Supremo,...[mio padre] ha bestemmiato direttamente Tua Grazia, il maestro spirituale di tutti gli esseri viventi e si è macchiato di pesanti colpe contro di me, che sono Tuo devoto. Desidero che egli sia perdonato per queste attività colpevoli.” (Srimad-Bhagavatam 7.10.15-17)

Re Ambarisa disse: “Desidero ... che questo brahmana [Durvasa] sia libero dal calore ardente del Sudarsana cakra.” (Srimad-Bhagavatam 9.5.10)

“Poi il rsi [Samika] pregò il Signore Supremo e onnipresente di perdonare il suo figlio immaturo, che essendo privo d’intelligenza si era macchiato della grande colpa di maledire una persona completamente libera dal peccato, che per la sua posizione subordinata, meritava ogni protezione.” (Srimad-Bhagavatam 1.18.47)

“Il maestro dovrebbe almeno per una volta tollerare l’offesa commessa dal figlio o dal subordinato, perciò, Anima Suprema e pacifica, perdona questo nostro sciocco marito [Kaliya], che non ha capito chi Tu sei.” (Srimad-Bhagavatam 10.16.51)

Richiesta della protezione fisica di un’altra persona

Uttara disse: “O Signore onnipotente, una freccia di ferro infuocata si sta dirigendo verso di me a grande velocità. Che io sia pure ridotta in cenere, se questo è il Tuo desiderio, ma Ti prego, non lasciare che uccida il figlio che porto in me. O mio Signore, Ti supplico, concedimi questa grazia.” (Srimad-Bhagavatam 1.8.10)

“[Le donne di Vrndavana pregavano per la protezione di Krsna]: “Che Aja protegga le Tue gambe, che Maniman protegga le Tue ginoccia, Yagna le Tue cosce, Acyuta la parte superiore della Tua vita e Hayagriva il Tuo addome. Possa Kesava proteggere il Tuo cuore, Isa il tuo petto, il dio del sole il Tuo collo, Visnu le Tue braccia, Urukrama il Tuo volto e Isvara la Tua testa.” (Srimad-Bhagavatam 10.6.22)

Richiesta per il bene del mondo

Prahlada Maharaja disse: “Che tutto l’universo possa conoscere la fortuna e le persone invidiose possano essere placate! Che tutti gli esseri viventi trovino la pace praticando il bhakti-yoga, perché adottando il servizio di devozione penseranno al loro bene reciproco!” (Srimad-Bhagavatam 5.18.9)

Vasudeva Datta disse a Caitanya Mahaprabhu: “Mio amato Signore, Tu sei disceso al solo scopo di liberare tutte le anime condizionate. Ora devo farTi una richiesta e vorrei che Tu l’accettassi. Mio Signore mi si spezza il cuore nel vedere le sofferenze di tutte le anime condizionate; perciò Ti chiedo di trasferire sulla mia testa il karma delle loro vite di peccato. Mio caro Signore, permettimi di soffrire eternamente in una condizione infernale per scontare tutte le reazioni dei peccati di tutti gli esseri viventi. Per favore, poni un termine alla malattia della loro esistenza materiale.” (Caitanya-caritamrta, Madhya 15.160, 162, 163)

Varie preghiere nelle lettere di Prabhupada

“Prego Krsna che tu possa avanzare sempre di più nella coscienza di Krsna.”

“Penso a te e a tuo marito e al bel servizio devozionale che state compiendo e prego Krsna perché potenzi sempre di più la vostra intelligenza per continuare così.”

“Pregherò perché il vostro avanzamento nella coscienza di Krsna cresca sempre di più.”

“Prego Krsna di darvi tutta la Sua forza nell’esecuzione del Suo nobile servizio.”

“Prego che possiate vivere a lungo per cantare ininterrottamente Hare Krsna.”

“Prego sempre Krsna affinché i ragazzi e le ragazze che si sono prodigati ad aiutarci in questo Paese per questa missione possano essere sempre in buona salute e continuare ad aiutarmi nelle mie attività missionarie.”

“Prego perché la vostra vita sia lunga e prospera in coscienza di Krsna.”

“Prego che Krsna vi benedica con una vita lunga in cui aprire molti templi e che già in questa vita possiate tornare a casa, da Dio.”

“Sono pienamente consapevole del vostro servizio sincero e per questo prego sempre Krsna perché il vostro benessere sia completo.”

“Prego Krsna che possiate dare un forte impulso iniziale a questo ashrama in piena coscienza di Krsna.”

“Prego Krsna che vi favorisca con questa nuova casa dove sviluppare la Sua attività di predica.”

Prego Krsna che usiate la vostra intelligenza per il servizio a Krsna e non per ambizioni personali.”

Preghiere per la salute di Prabhupada

[Quando nel 1977 Prabhupada era gravemente ammalato, i membri CBC gli chiesero se era opportuno per i suoi discepoli pregare Krsna di guarirlo affinché potesse restare con noi anziché tornare subito a Vaikhuntha nel mondo spirituale. Questa fu la sua risposta.]

“Quando vado a Los Angeles sono a Vaikhunta. Quando vado a New York sono a Vaikhuntha. Ovunque abbiamo un tempio, sono a Vaikhuntha. Allora perché dovrei obiettare? Allora fate bene il vostro dovere e vedrete quali sono i desideri di Krsna. Fate che siano soddisfatti. Ma voi fate il vostro dovere. È vostro dovere pregare Krsna come figli affezionati e lasciate che sia Krsna a decidere. Io non farò alcuna obiezione.” (28 maggio del 1977, a Vrindavana)


I DIALOGHI DI SRILA PRABHUPADA
Perché Restiamo nel Mondo Materiale
La seguente conversazione tra Sua Divina Grazia A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada ed alcuni suoi discepoli ha avuto luogo nel luglio del 1975 durante una passeggiata mattutina a Los Angeles.

Discepolo: Srila Prabhupada, qual è la qualifica per andare nel mondo spirituale?
Srila Prabhupada: La prima qualifica è ricordare sempre che questo mondo materiale è un luogo di sofferenza (duhkhalayam). Allora puoi tornare nel mondo spirituale. Finché pensi: “Oh, questo mondo materiale è molto bello,” devi rimanere qui.
Discepolo: Nella tua lezione di ieri hai citato l’esempio della regina Kunti, che pregava affiché le accadessero continuamente delle disgrazie per realizzare quanto sia terribile il mondo materiale e ricordare Krsna.
Srila Prabhupada: Sì, questa è intelligenza. Quando una persona giunge alla conclusione che “questo mondo materiale non vale niente” questa è vera conoscenza. Fintanto che pensa: “No, non va sempre male; talvolta è molto bello,” questa è ignoranza.
Discepolo: Spesso incontro persone che dicono che senza il male, il bene non sarebbe apprezzato.
Srila Prabhupada: Questa è la logica del criminale che viene tenuto sott’acqua per punizione. Le autorità lo catturano e lo fanno stare sott’acqua e quando sta per soffocare lo tirano un po’ su ed egli dice: “Oh, com’è bello!” Allora però viene immediatamente spinto di sott’acqua un’altra volta. Anche il bello e il brutto del mondo materiale sono così. Le persone sono tenute sott’acqua e quasi soffocate e quando le fanno riemergere un po’, dicono: “Ah, questo mondo è molto bello.” Questi mascalzoni non sanno che di lì a poco verranno quasi annegati. Perciò se non ricordiamo quanto sia soffocante il mondo materiale, non saremo idonei a tornare da Dio. Dobbiamo assolutamente detestare il mondo materiale. Se manteniamo anche solo un piccolo attaccamento – “Oh, a volte qui si sta proprio bene” – siamo obbligati a rimanere.
Discepolo: È vero che Krsna toglierà tutto a quel devoto che ha ancora degli attaccamenti materiali?
Srila Prabhupada: Questo è il favore speciale di Krsna. Questo non è un favore ordinario. Quando Krsna vede che il Suo devoto mantiene degli attaccamenti materiali, dice: “Questo pazzo vuole Me, ma nello stesso tempo vuole rimanere nel mondo materiale. Perciò lasciateMi portar via tutte le sue proprietà materiali in modo che possa volere solo Me. Questo è accaduto anche a me; ne ho un’esperienza pratica. Non volevo prendere l’ordine di sannyasa [l’ordine di rinuncia]; pensavo di dedicarmi agli affari, ma Krsna mi ha costretto a prendere il sannyasa e ha tolto di mezzo i miei affari.
Discepolo: Srila Prabhupada, Krsna affida alla natura materiale il compito di colpirci e di prenderci a calci affinché ci arrendiamo a Lui?
Srila Prabhupada: Sì, l’unico compito della natura materiale è colpirci e prenderci a calci. Noi però siamo così sciocchi che pensiamo: “Essere presi a calci è molto bello.” Questa è la nostra malattia – accettiamo i calci come se fossero molto piacevoli. Soffriamo sempre per tre tipi di disturbo: adhyatmika, adhibhautika e adhidaivika. Questi disturbi sono causati dal nostro corpo e dalla nostra mente, dagli altri esseri viventi e dagli esseri celesti per mezzo di condizioni atmosferiche ostili o carestie. Soffriamo sempre per qualche avversità, tuttavia continuiamo a pensare che questo mondo è molto bello e cerchiamo di migliorarlo. Questa è follia. I disturbi continueranno, quindi quale significato ha un loro miglioramento?
Per esempio, ora gli scienziati cercano di migliorare la produzione agricola. Ma quanto durerà il miglioramento? Se non ci sono le piogge, a cosa serviranno tutti i loro “miglioramenti”? Le piogge non dipendono da loro; questo è adhidaivika: dipendono dagli esseri celesti. Se gli esseri celesti vogliono, possono impedire che piova. Allora che cosa sono tutti questi “miglioramenti” senza senso?
Krsna dice che questo mondo materiale è un luogo di sofferenza. Allora come potete migliorarlo? “Sì,” dicono gli scienziati, “stiamo facendo dei progressi. In futuro si vivrà in eterno; nessuno morirà.” Questa è follia, illusione. Coloro che cercano di realizzare qualcosa d’impossibile sono degli sciocchi, mudha. La loro mentalità è come quella di un asino. Il padrone siede sulla groppa dell’asino e tiene sospeso un fascio d’erba davanti a lui. L’asino pensa: “La prenderò,” e continua a camminare. “Basta che vada un po’ avanti’,” pensa, “e prenderò l’erba.” Non ha il cervello per rendersi conto che non prenderà mai l’erba, che lui si muove ma anche l’erba si muove.
Così gli scienziati sono come l’asino. Non si rendono conto di quanto siano sciocchi i loro “miglioramenti”. Per esempio, abbiamo fabbricato molti aeroplani. Si pensava: “In due ore potremo viaggiare per molte centinaia di chilometri. Questo è molto bello.” Negli aeroplani però ci sono molti pericoli. Ora c’è il problema di proteggerci dagli incidenti. Allora in che cosa consiste il miglioramento? Il miglioramento è che ora possono morire duecento persone insieme in una sola volta. Questo è il miglioramento. Che civiltà orribile!
Discepolo: Qualcuno però potrebbe dire: “Dici che questa è una civiltà orribile. Allora perché non vi ritirate da essa? Perché non vivete da soli da qualche parte in una fattoria invece che in città e vi servite delle stesse macchine e degli stessi aeroplani di cui facciamo uso noi?”
Srila Prabhupada: La gente soffre per mancanza di coscienza di Krsna, perciò cerchiamo di renderli coscienti di Krsna. Questo è il nostro unico interesse nel mondo materiale. Altrimenti non abbiamo alcun interesse a rimanervi. Non siamo assistenti sociali o politici, lavoriamo per Krsna. Diamo questo consiglio alla gente: “Diventate coscienti di Krsna e tutti i vostri problemi si risolveranno.” Questo è il nostro compito – consigliarli, convincerli e dar loro tutte le facilitazioni per diventare coscienti di Krsna. Se però continuano a non prendere la medicina, che cosa possiamo fare? Continueranno a soffrire. Questi mascalzoni che hanno l’idea che con alcuni “miglioramenti” saranno felici in questo mondo materiale – non comprenderanno mai la coscienza di Krsna.

COME SONO GIUNTO ALLA COSCIENZA DI KRSNA
L’Intelligenza Scopre la Perfezione
di Caitanya Carana Dasa

Una ricerca per soddisfare l’intelletto porta un giovane dagli studi accademici alla devozione.


Sono nato con una difformità congenita al cuore e i dottori diagnosticarono che forse non sarei arrivato a compiere cinque anni. I miei genitori mi dettero il nome di Chandrahas, “colui il cui sorriso è simile alla luna”, ma purtroppo durante la mia infanzia ebbero poche ragioni di sorridere. Quando avevo circa un anno ed imparavo a camminare nella nostra casa tipica della borghesia, improvvisamente caddi a terra e non riuscii più a camminare normalmente. I miei genitori, Ramachandra e Sunanda Pujari, mi avevano fatto fare il vaccino contro la terribile infezione poliomielitica che imperversò in India negli anni ’70, ma il dottore senza saperlo mi aveva dato un vaccino difettoso.
A causa della mia gamba sinistra difettosa, camminavo zoppicando o servendomi di un sostegno. Quando avevo circa due anni, per la festa popolare di Diwali assistevo divertito allo spettacolo dei fuochi d’artificio insieme con i bambini del vicinato quando un fuoco d’artificio a razzo uscì dalla giusta traiettoria e si diresse verso di me. Non potei scappare come gli altri bambini e il razzo colpì il mio braccio destro, bruciando insieme camicia e pelle e continuando la sua corsa verso l’alto mi bruciò il viso, mancando solo per pochi millimetri il mio occhio destro. Poi il razzo cadde al suolo, ma sul mio braccio destro e sul lato destro del mio viso rimasero cicatrici permanenti.
Quando avevo tre anni, caddi da un muro vicino casa e mi ruppi il cranio. Un astrologo disse ai miei genitori disperati che ero sotto l’influenza negativa di Saturno, il quale mi avrebbe causato ripetuti incidenti nei primi sette anni e mezzo di vita.
Rifugio nell’Intelligenza

I miei genitori fecero tutto quello che era in loro potere per aiutarmi a trascorrere un’infanzia normale. Decisero di non avere altri figli per una decina d’anni e di dedicare tutta la loro attenzione alla cura di me. M’iscrissero ad una costosa scuola cristiana perché ricevessi la migliore educazione. I buoni voti da me riportati mitigarono in qualche modo la loro sofferenza. Ai parenti che venivano a farci visita essi dicevano che Dio aveva compensato i miei difetti fisici con capacità intellettuali. Mi ponevo domande su quel misterioso essere, Dio, che aveva un potere così grande sulla mia vita da decidere il dare e l’avere.
Poiché i miei genitori appartenevano alla casta dei brahmana, le cerimonie religiose erano una parte importante della cultura della mia famiglia. Mio padre mi disse il significato del nostro cognome, Pujari, che indica un sacerdote che compie l’adorazione (puja) delle Divinità. Circa un secolo fa, mentre la mattina presto faceva il bagno in un fiume nel nostro villaggio natale, suo nonno aveva trovato una Divinità di Hanuman a cinque teste che galleggiava; in seguito l’aveva installata e servita come pujari.
La mia vita quotidiana caratterizzata dalla ricerca di successi accademici aveva poco in comune con la mia discendenza religiosa. A scuola, poiché i miei voti continuavano ad essere sempre migliori, sembrava che Saturno mi avesse abbandonato. Un anno fui tra i migliori agli esami di Stato. L’esattore del distretto (il funzionario capo governativo del distretto) venne in visita a casa nostra per congratularsi con i miei genitori e il giornale locale pubblicò un articolo e una foto di quella visita. Sembrava che per i miei genitori la vita avesse completato un ciclo. Avevano versato molte lacrime per il loro figlio e ora finalmente avevano l’occasione di versare lacrime d’orgoglio e di gioia.
Sfortunatamente la gioia fu di breve durata. Proprio il giorno in cui la foto della nostra famiglia fu pubblicata sul giornale, a mia madre, che aveva fatto un controllo medico, fu diagnosticata una leucemia in fase avanzata. Essa lottò coraggiosamente contro il cancro facendo la chemioterapia, ma in un solo mese di sofferenza, tutto finì.
Mentre il mondo intorno mi crollava addosso, cercai rifugio nei miei studi e nel mio impegno universitario.

Dalla Vetta alle Sabbie Mobili

Nel 1996, mentre studiavo ingegneria in un prestigioso college a Pune, sostenni l’esame GRE per continuare gli studi di specializzazione negli USA. Arrivai primo nello Stato, ottenendo la più alta votazione nella storia del mio college. Mentre ero esultante per il mio grande successo, provai qualcosa che mi turbò. Fino ad allora la società mi aveva portato a credere che per uno studente il risultato accademico fosse il livello più alto di successo e di felicità. Avevo cercato febbrilmente di conseguire quel livello e finalmente l’avevo raggiunto. Eppure quando fui all’apice del successo mi accorsi che i voti non portavano gioia. Solo quando gli altri si congratulavano con me provavo soddisfazione. Per la mia felicità sentivo di dipendere dall’apprezzamento degli altri – più dipendente che mai. Riflettendo su questa esperienza che mi disturbava, mi colpì l’idea che stessi inseguendo un miraggio: il successo accademico – o qualsiasi altro successo in questo campo – non mi avrebbe mai soddisfatto, ma avrebbe solo accresciuto la mia sete di essere apprezzato perpetuando così la mia insoddisfazione. La vetta si era trasformata in sabbie mobili.
Un amico mi aiutò a salvarmi dalle sabbie mobili dandomi la Bhagavad-gita Così Com’è di Srila Prabhupada. La Gita dava una risposta a molte mie domande sulla vita e sul suo scopo, che erano state lasciate senza risposta dai numerosi libri spirituali e mondani che avevo letto. Radhesyama Dasa, il presidente del tempio di Pune, e Gaurasundara Dasa, un dinamico giovane consigliere del tempio, risposero a tutte le altre domande rimaste. La comprensione della profonda filosofia della coscienza di Krsna illuminò il percorso della mia vita con speranza e gioia. Capii che la mia gamba zoppa, che mi aveva sempre impedito di giocare a cricket, era una conseguenza del mio cattivo karma passato, ma non poteva interferire con la mia vita spirituale perché io non sono il mio corpo e il mio avanzamento spirituale non dipende da esso.
Il maha-mantra Hare Krsna fu la scoperta successiva. Fin dall’adolescenza avevo combattuto un’inutile battaglia contro le passioni della gioventù, che spesso sabotavano i miei successi intellettuali. Nel canto dei santi nomi scoprii la tecnica per sabotare quelle passioni.


La Cultura più Elevata

Il meglio però doveva ancora venire. Studiando i libri di Srila Prahupada e dei suoi seguaci, specialmente i loro scritti basati sulla Gita, mi ritrovai a gustare il piacere dello studio. Questo contrastava fortemente con la mia precedente carriera accademica, in cui la gioia proveniva principalmente dai voti. Poi nello Srimad-Bhagavatam lessi del grandissimo intellettuale saggio Vyasadeva. I suoi fenomenali risultati letterari nello scrivere una grande quantità di opere vediche non riuscirono a soddisfarlo pienamente finché non scrisse esclusivamente le glorie del Signore. Quando lessi questo racconto, mi parve che la storia della mia vita, futuro incluso, venisse rappresentata davanti a me. Accettai il principio per cui l’intelligenza può portare vera felicità e bene a se stessi e agli altri solo se usata per la glorificazione di Krsna. Comprendendo questo principio, il mio futuro fu chiaro.
Cominciai ad usare l’intelligenza per condividere la filosofia e le pratiche della coscienza di Krsna con i miei colleghi amici. Con mia grande sorpresa alcuni di loro subirono una trasformazione straordinaria, abbandonarono le cattive abitudini per condurre una vita equilibrata, sana e felice. Dopo la mia laurea nel 1998 mi trovai di fronte ad una scelta difficile, che interiormente avevo già fatto. Sebbene avessi un impiego ben remunerato come ingegnere di software in una compagnia multinazionale e un’opportunità di approfondimento in una prestigiosa Università americana, una irresistibile convinzione interiore mi diceva che avrei potuto servire meglio la società diffondendo quella saggezza spirituale che aveva arricchito la mia vita. In India non mancavano gli ingegneri di software né in America gli studenti indiani, ma c’era ovunque una grave mancanza di spiritualisti colti.
Rimaneva però ancora un punto cruciale. Sopportare la delusione negli occhi di mio padre era molto più difficile che sacrificare una promettente carriera. Nella cultura tradizionale indiana, i figli ormai cresciuti si prendono cura dei genitori che invecchiano, ma sapevo che la mancanza di queste cure da parte mia non era un problema per mio padre. Per la sua capacità di amministrare le sue finanze, egli aveva raggiunto una ragionevole sicurezza finanziaria e inoltre poteva contare sul mio intelligente fratello minore di undici anni, Harshal. Il suo dolore era vedere suo figlio maggiore, per cui aveva sognato un grande futuro materiale e faticato duramente, diventare l’antitesi del suo sogno: un monaco con la testa rasata e la veste lunga senza conto in banca. Il suo dolore mi affliggeva, ma la voce del mio cuore non mi lasciava alternative. Pregavo con fervore Krsna di risanare il cuore di mio padre e di aiutarlo, ad un certo momento, a comprendere in qualche modo la mia decisione.
Così nel 1999 decisi di condividere la saggezza della Gita con un impegno a tempo pieno unendomi all’ISKCON di Pune come brahmacari, un membro celibe dell’ashram. Nel 2000 ricevetti l’iniziazione dal mio maestro spirituale Sua Santità Radhanatha Maharaja, il quale mi disse che poiché avevo rinunciato ad un educazione superiore negli USA per amore di Krsna, Krsna mi stava dando l’occasione di ricevere e condividere la più elevata delle culture: la coscienza di Krsna, celebrata nella Bhagavad-gita come raja-vidya, la regina di tutte le forme di cultura. Seguendo le sue istruzioni, cominciai a tenere conferenze per i giovani prima a Pune e poi in tutta l’India. In qualche modo, grazie a Krsna, la mia gamba zoppa non mi è stata di ostacolo.


Il Samadhi Intellettuale

Nel 2002 scoprii la mia vocazione a scrivere. Fin dall’infanzia avevo desiderato scrivere ma non ne ero stato capace: non mi mancavano le parole (il mio hobby preferito era memorizzare le parole dal dizionario), ma mi sembrava di essere sempre a corto di idee. La ricchezza della filosofia della coscienza di Krsna fece molto per questo. Negli ultimi sette anni dal mio computer sono usciti circa 150 articoli e 6 libri. Molti di questi articoli sono apparsi nei principali quotidiani indiani ed alcuni in Back to Godhead. Quando nel famoso Times of India apparve il mio primo articolo, mio padre sopraffatto dalla gioia mandò un centinaio di copie di questo articolo ai suoi parenti, ai suoi colleghi e conoscenti. Quando scorgo la gioia negli occhi di mio padre nel vedere ogni nuovo libro che scrivo, ringrazio Krsna per aver risposto alle mie preghiere.
Alla fine del 2009, Nagaraja Dasa, il redattore di BTG, m’invitò a fare il servizio di redattore capo. Il servizio di rivedere gli articoli con gli altri redattori, che sono tutti devoti anziani eruditi e colti, ha allargato l’orizzonte della mia comprensione spirituale più di qualsiasi altra cosa abbia fatto finora. Nel correggere gli scritti di devoti veterani, compresi quelli del mio amato maestro spirituale, ho trovato il modo d’integrare la mia passione intellettuale con il principio devozionale del servizio disinteressato, sperimentando così una gioia spirituale più grande.
Lo scrivere mi ha dato un senso, uno scopo, passione e soddisfazione. Sebbene sia ancora un neofita nella mia vita spirituale e lotti contro desideri egoistici, scrivere mi dà un’idea del samadhi, il pieno e felice assorbimento nel pensare a Krsna e al Suo messaggio.
Avendo sperimentato sia il vuoto delle occupazioni intellettuali materiali sia la ricchezza degli impegni intellettuali spirituali, mi sento triste per il fatto che la maggior parte degli intellettuali moderni siano privi di questo frutto supremo del loro intelletto. Specialmente molti intellettuali indiani, sebbene ottengano riconoscimenti a livello globale, non hanno ancora la gioia intellettuale che i loro predecessori esperti nella Scritture gustarono per millenni. I miei scritti sono umili tentativi di aiutarli a riscoprire la loro perduta eredità. Spero di poter usare il resto della mia vita a gustare e condividere il nettare devozionale intellettuale con cui sono stato benedetto.



Un’opera di arte Vaisnava di incomparabile valore

La Bhaktivedanta Book Trust è orgogliosa di presentare la pubblicazione di un libro di arte Vaisnava, che contiene i più bei dipinti eseguiti dai devoti di Krsna nel corso degli anni..

Essendoci state in passato altre edizioni di arte Vaisnava pubblicate dalla Bhaktivedanta Book Trust, ci si potrebbe chiedere quali sono le caratteristiche particolari che rendono unico questo libro.

La risposta a questa domanda è nella cura meticolosa dedicata al restauro dei dipinti, un processo che li ha riportati alla loro brillantezza originale e una stampa speciale con l’uso di carta e inchiostri di altissima qualità, che hanno dato ai dipinti una consistenza senza precedenti.
La combinazione dei suddetti fattori con una elegante veste grafica ha prodotto questo meraviglioso libro.
Vi auguriamo che sfogliando le pagine di questa opera possiate diventare così attratti alla sublime bellezza di Krsna che la necessità di raggiungere il vostro successo nella vita spirituale non possa più essere posticipata.

Rilegatura artistica
Rilegatura di prima qualità fatta a mano, in Italia, con l’uso di seta e foglie dorate.

Tavole a colori
Riproduzioni fotografiche in formato di grandi dimensioni dei dipinti Vaisnava, pubblicate su pagine doppie e singole, che mostrano in modo eccellente tutti i minimi particolari.

Caratteristiche tecniche
Grande formato 31,8 x 38 cm
Copertina in seta con sovrimpressione
di foglie dorate
Rilegatura artistica di alta classe
320 pagine su carta extra bianca
146 dipinti restaurati digitalmente
e stampati a 5 colori.

ORDINAZIONI tel. 0558076414
nimaipandit@bbtitalia.191.it